Marco Polo
bassanonet.it
Pubblicato il 16-05-2018 07:48
in Calcio | Visto 1.481 volte
 

Giallorossa è la maglia e Bassano la città!

Il BV si conceda dai playoff e quasi certamente dal calcio professionistico disputando una grande partita ma tradito dalla sfortuna. Dal 2005 la compagine giallorossa è una delle squadre più importanti di tutta la serie C. E adesso?

Giallorossa è la maglia e Bassano la città!
Non basta al BV un primo tempo dominato in lungo e in largo per avere la meglio sulla Reggiana. Tre legni, diverse occasioni ma Cesarini colpisce al primo tiro in porta. Probabilmente non basterà aver impresso a caratteri cubitali il proprio nome nel panorama della serie C nazionale negli ultimi 13 anni per meritarsi di sopravvivere a questi livelli. Il futuro dei giallorossi sembra essere segnato, tuttavia anche nella gara contro la Reggiana il cuore ha prevalso sulla ragione. La cruda consapevolezza di veder ammainare bandiere come capitan Bizzotto e Filippo Stevanin non ha impedito ai tifosi bassanesi di dare prova di grande civiltà. In pochi se la sono sentita di andare a Reggio Emila ma quando l’arbitro ha dato il fischio d’inizio i supporter hanno sostenuto senza sé e senza ma i giallorossi. Il ritrovo presso la birreria Trenti di Pove è stato un vero successo. Della partita c’è poco da dire perché è il riassunto di tante altre belle partite dei ragazzi di Colella finite però in malomodo più per sfortuna che per altro. Potremo citare due trasferte, quella di Salò e quella proprio di Reggio Emilia. Non ripeteremo le stesse cose anche perché il tema è un altro.
Questi sono stati giorni da incubo per il popolo giallorosso, un popolo privo di stella polare e di bussola con cui orientarsi nel loro credo calcistico. Un popolo che si è cullato per anni sui concetti dolci espressi sull’importanza di Bassano del Grappa e del suo territorio nella crescita dell’impero Diesel. Un popolo che ha toccato con mano l’impegno concreto profuso verso il BV in questi lunghi anni. C’è stato un momento di forte smarrimento, è vero. Nel 2013 la famiglia Rosso fu sul punto di mollare, con un anno di preavviso, se la città non si fosse mossa. Invece la città ha risposto, il Bassano ha vinto il campionato, tanti soci sono entrati in società. È stata intrapresa la strada della sostenibilità, della crescita dei giovani provenienti dal vivaio (almeno un quarto dei giocatori in rosa parla bassanese quest’anno, un record difficilmente eguagliabile nel calcio professionistico), della ricerca dei risultati senza spese folli. Non più tardi di dieci giorni fa veniva indicato il SudTirol come società di riferimento con i suoi progetti su centro sportivo e stadio. Ma i progetti ben studiati sono stati tanti: dalle iniziative nelle scuole, all’organizzazione di eventi nel cuore pulsante della nostra città. Il più bello senz’altro il dono di una magliettina giallorossa ai nuovi nati al San Bassiano. Chi scrive ha avuto il piacere di riceverla e di vestire sua figlia con i colori della nostra città. E di colpo tra le mani non ci resta che polvere. Qualcuno sostiene che la città è troppo tiepida, ed è vero, è una città che non ha assaggiato palcoscenici come la serie B. Una città sorniona che però non ha mai dato segni di esacerbazione nemmeno dopo sette/otto sconfitte consecutive o altre situazioni che non vale la pena di ricordare. Il bello e il brutto di realtà come la nostra, dove si può praticare un calcio sportivo, che non vive di esasperazioni. Più una famiglia che un’azienda.
Ora tutti gli sforzi profusi parrebbe stiano per evaporare come neve al sole. Le gioie immense, gioie di una purezza infinita perchè coinvolgevano un’intera città, e le delusioni cocenti vissute trasversalmente, ricordi indelebili condivisi sembrano improvvisamente ricacciati in un passato remoto. A livello veneto e berico straparlano del Bassano come la squadretta del paesotto che anche se sparisce interessa a nessuno. E lo fanno senza contare che siamo il terzo comprensorio più importante del Veneto. Vivaddio dal 2006 il Soccer Team ha disputato i playoff quasi ogni stagione! È vero, manca la tradizione calcistica, ma da dove sono partiti il Sassuolo, il Chievo, il Carpi, l’Entella? Quanti spettatori mettevano insieme in serie C? Quanti spettatori fa tutt’oggi il Pordenone che pure fa provincia? Davvero è impossibile fare la storia ripercorrendo la strada tracciata dai vari Squinzi (Sassuolo), Gozzi (Entella), Bonacini (Carpi)? Eppoi permetteteci una considerazione un po’ brutale: se proprio devi lasciare la compagna, avesse anche tutti i difetti del mondo, ti metteresti con la sorella che pure è bravissima oltre che ad un gran pezzo di bella ragazza? Bassano del Grappa con Vicenza non centra assolutamente niente, lo dice la storia e se siamo stati infilati in una provincia rispetto che ad un’altra è stato più frutto del caso che altro.
Il popolo giallorosso vorrebbe rivolgersi direttamente al Pres, a Stefano Rosso, perché ha creduto ciecamente a quanto detto in tutti questi anni: “Presidente, ci dica quello che crediamo avere il diritto di sapere: cosa dobbiamo aspettarci? Fino a dove si spingerà questa vicenda che coinvolge la nostra città per intero da un punto di vista sportivo, economico, sociale e d'immagine?”. Come siamo arrivati a questo punto non lo sappiamo. Ma soprattutto non sappiamo che fine sarà della squadra di Bassano del Grappa. Davvero si permetterà di cancellare la nostra storia calcistica con un colpo di spugna? E se la decisione è definitivamente presa, che almeno venga lasciata la possibilità che qualcuno porti avanti la formazione che rappresenta i nostri colori, la nostra identità.

    Editoriali

    Tronco ferroviario

    Tronco ferroviario

    Alessandro Tich | 15 giorni fa

    Il "Tich" nervoso Quando, per non piangere, non ci resta ogni tanto che ridere

    Più visti