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Lillo a Sanremo
Marco Polo
Giornalista
Bassanonet.it
Presentazione Colella/2. Umiltà e idee chiare
Il tecnico si presenta in punta di piedi ma strappa diversi sorrisi: “Per me abituato ai campi di provincia essere qui è un orgoglio immenso. Ho visto almeno nove gare del Bassano. La squadra ha bisogno di serenità e identità. Derby? Bellissimo
Pubblicato il 05-12-2017
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Bepi Pillon, Luca Prina e chi più ne ha più ne metta. Il roaster di candidati alla panchina del Soccer Team era giustamente ampia. Alla fine la scelta è caduta su un allenatore di categoria, certamente, ma non un tecnico che ha già scritto pagine memorabili di storia calcistica. Però è stato scelto un uomo che dà l’impressione di fare spallucce di fronte alle difficoltà, che parla di gioia immensa nel poter giocare il Derby, lui che di gavetta (tra Santa Lucia di Piave, Jesolo, San Polo Gemeaz, tanto per citare alcune delle ultime avversarie in D del BV) ne ha fatta davvero tanta. È un uomo che si è fatto da solo, che arriva dal basso, che evidentemente non ha mai mollato visto che la prima squadra tra i professionisti l’ha allenata a 47 anni ed era il Como non il Bra: “Sono stato scelto a scapito di allenatori dal pedigree molto più puro del mio – racconta Colella – ero in un gruppo composto da grandi mister e alla fine sono stato scelto io. Io che arrivo dal niente. Non so se potete immaginare l'orgoglio che provo. Per chiarezza, trasparenza e organizzazione posso dirvi che questa è una società diverse dalle altre. Ho il cellulare intasato di messaggi, alcuni forse non riuscirò nemmeno a leggerli. E il tono è lo stesso. Tutti mi dicono di essere nel posto migliore in cui potessi essere. Si tratta del punto più alto della mia carriera e carriera lo dico tra virgolette (in realtà all’esordio tra i professionisti ha salvato il Como, l’ha portato ai playoff ed è stato esonerato con i lariani ancora in ottima posizione e nelle fasi finali della Coppa di serei C ndr). Del Bassano mi ha convinto anche la forte ambizione che contraddistingue questa società ma un’ambizione sana, con delle regole e dei principi che sono in linea con il mio pensiero. La situazione è tutt’altro che drammatica. Si può fare molto meglio”.
Questioni mentali. Ovvietà delle ovvietà: i giallorossi soffrono di un brutto blocco psicologico. Il clima è cupo, lo stato d’animo dei giocatori triste. “Com’è il morale del gruppo? Quando sono entrato in spogliatoio non ho trovato musica, pasticcini e gente che ballava sulle panche come è ovvio che sia. Mi sono imbattuto in un gruppo particolarmente intelligente. La società mette a loro disposizione tutto ciò di cui hanno bisogno per rendere e non riuscire a rispettare le attese li demoralizza. Ripeto qui ci sono dei ragazzi particolarmente responsabili, per chi capisce di calcio è lampante che le scelte condotte in sede di mercato non abbiano riguardato solo l’aspetto tecnico ma anche le qualità umane. Paradossalmente in un momento negativo, però, chi è più serio sente maggiormente il peso delle responsabilità. Lo scemo non si fa domande, gli scivola tutto addosso. Pertanto una delle prime cose che ho detto alla squadra riunita è che deve mettere l’anima nel far bene nel momento attuale, non disperdere energie nel pensare agli errori del passato o alle difficoltà del futuro. Giocare a calcio è gioia e tale deve rimanere”.
Seeber e Colella
Questioni tecniche. Giovanni Colella in streaming su Eleven Sport dal suo divano di Carbonera, alle porte di Treviso, o girando in auto ha avuto modo di osservare i giallorossi: “Cosa credete che facessi in pantofole a casa? Che stessi con le mani in mano in attesa di essere chiamato? No, ho visto almeno cinque partite di ogni squadra di serie C, il Bassano l’ho visto nove volte, due dal vivo. Quindi un’idea sulla squadra già ce l’ho, stiamo parlando di un buon gruppo, un motivo in più per venire ad allenare qui (ride). Ci sono delle potenzialità che devo contribuire a far emergere. Vanno trovate motivazioni e soluzioni. Mercato? La società ha fiducia nei giocatori che ci sono, più avanti potremo fare altre valutazioni. Il secondo passo sarà dare un’identità a questi ragazzi. Un bravo insegnante non è uno che sa tanto ma colui che è bravo a trasmettere e a farsi capire. Al liceo avevo un professore di biologia che era un luminare solo che la classe non capiva nulla delle sue lezione. Eppoi io odio terribilmente perdere, anche a carte con mio figlio. Quando capita faccio finta di nulla, mi allontano e sbotto tra le grasse risate di mia moglie”.
Questioni di tifo. A Colella il destino ha riservato un battesimo di fuoco. Sabato alle 18:30 al Mercante va in scena il primo Derby di campionato della storia. Meglio o peggio? “Per chi fa il nostro lavoro queste sono le partite più belle. Io vengo dal basso, ero abituato a campetti parrocchiali, per me certe partite sono emozione pura, mi esaltano. Dicono che noi siamo in mezzo ad una strada? Beh loro in mezzo ad un viale. No dai, seriamente sarà un’opportunità bellissima, ai ragazzi glielo ribadirò di certo”.
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