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“Il Tribunale di Bassano non si tocca”
Sindaci, avvocati, magistrati, categorie economiche e ordini professionali fanno quadrato contro l'annunciata soppressione del Tribunale di via Marinali. Ma i veri alleati della mobilitazione dovranno essere i cittadini
Pubblicato il 08 ott 2011
Visto 3.981 volte
“Dobbiamo mantenere l'efficienza di Bassano e non rivolgerci all'inefficienza di Vicenza”.
Gli avvocati sono maestri nei giri di parole, ma questa volta Francesco Savio, presidente dell'Ordine forense di Bassano del Grappa, va dritto al sodo.
Di fronte alla platea dei sindaci del territorio e dei rappresentanti delle categorie economiche e degli ordini professionali, convocati per l'occasione nella Sala Martinovich del Centro Giovanile, gli esponenti del mondo della giustizia lanciano il definitivo grido di allarme sull'annunciata probabilità di soppressione del Tribunale cittadino, a seguito della manovra finanziaria, e il suo conseguente assorbimento nella circoscrizione giudiziaria di Vicenza.
Sindaci, professionisti e categorie economiche in platea all'incontro per la salvezza del Tribunale di Bassano
Sul palco dei lavori il sindaco Cimatti, il presidente degli avvocati Savio e ancora il presidente del Tribunale Aurelio Gatto e il procuratore capo Carmelo Ruberto spiegano le motivazioni della mobilitazione senza precedenti per evitare il taglio della struttura, che anziché essere eliminata andrebbe addirittura potenziata inglobando altre circoscrizioni vicine e minori (come Cittadella e Castelfranco) che in termini di efficienza, rispetto a Bassano, presentano risultati meno positivi.
Istanze e ragioni contenute in un manifesto - intitolato “Il Tribunale di Bassano non si tocca” - nel quale “avvocati, commercialisti, categorie economiche e professionali, amministratori e cittadini dei 31 Comuni del circondario del Tribunale di Bassano del Grappa” si dichiarano “uniti nel dire no alla soppressione del Tribunale”. “Non si cancellano - avverte il manifesto - efficienza e redditività solo per porre in essere inesistenti risparmi, in nome di una riforma della Giustizia che comporterà solo inefficienza e paralisi del sistema.”
I manifesti di protesta sono stati consegnati ai sindaci presenti affinché vengano diffusi su tutto il territorio. La vera novità della mobilitazione sta infatti nel coinvolgimento della cittadinanza.
La temuta soppressione del Tribunale, come è emerso dagli interventi, non è infatti una questione che interessa solamente gli addetti ai lavori o la limitata fascia di popolazione che, suo malgrado, è coinvolta in controversie civili o penali.
“Il Tribunale - informa un volantino specificamente rivolto ai cittadini - assolve altresì a varie funzioni nell'interesse di tutti i cittadini, quali il rilascio di certificazioni, autorizzazioni e documenti, che ciascuno di noi può facilmente richiedere da solo.”
E così, non dovesse più esistere il Palazzo di Giustizia di via Marinali, bisognerà recarsi al Tribunale di Vicenza per tutte le pratiche minori, ma necessarie, richieste nelle più diverse situazioni: come richiedere un certificato del casellario per motivi di lavoro o un certificato dei carichi pendenti per partecipare ad un concorso.
Si dovrà andare a Vicenza - ad esempio - anche per legalizzare una traduzione commerciale, per redigere un atto notorio per questioni di successione o eredità, per ottenere un'autorizzazione del giudice tutelare su questioni riguardanti un figlio minorenne, per avere il duplicato di un assegno perso o per richiedere autorizzazioni o pareri per un familiare interdetto, inabilitato o soggetto ad amministrazione di sostegno.
E ancora altre pratiche - come l'ammissione al passivo di fallimento di una ditta per la quale si ha lavorato o il ricorso al patrocinio a spese dello Stato - dovranno essere evase nel capoluogo di provincia.
“Per non parlare - sottolinea il volantino - della perdita, per i cittadini bassanesi in difficoltà economica, dello Sportello Giustizia gratuito.”
La questione-Tribunale, afferma in definitiva l'opuscolo per la popolazione, “non è un problema “degli avvocati” ma è un problema di tutti noi cittadini.”
La tesi di fondo è semplice, e suo modo indiscutibile: chiudere un tribunale, dal bilancio fortemente in attivo per l'erario dello Stato, per motivi di risparmio e aumentare in questo modo le spese della comunità è un controsenso che va estirpato alla radice.
Ma la strada non è facile: perché la piccola formica chiamata Bassano dovrà far valere le proprie ragioni al grande elefante del Ministero della Giustizia.
Da qui l'esigenza di un coinvolgimento collettivo, accompagnato da opportune azioni politiche a Roma. Un ruolo importante, in questo senso, dovrà essere giocato dall'on. Manuela Lanzarin, sindaco di Rosà e parlamentare di maggioranza, presente in prima fila all'incontro in Sala Martinovich.
“Faremo il possibile - ha affermato la deputata leghista - per segnalare al Ministero i nostri numeri e le nostre peculiarità.”
L'unica vera via di uscita, supportata anche da uno studio della Corte di Appello di Venezia, viene individuata revisione “geografica” delle circoscrizioni giudiziarie, prevista peraltro dalla legge. Una soluzione che renderebbe attuabile l'accorpamento a Bassano dei circondari di Cittadella e Castelfranco Veneto, sgravando in questo modo la pesante situazione dei Tribunali di Padova e Treviso.
Ma visti i precedenti (provincia di Bassano) sarà davvero possibile?
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