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Elvio Rotondo

Elvio Rotondo
Contributor
Bassanonet.it

Geopolitica

L’Indo-Pacifico oltre Trump

L’incertezza di Washington spinge gli alleati asiatici a rafforzare la cooperazione e le proprie capacità di difesa

Pubblicato il 30 ago 2026
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Come molti analisti hanno osservato, in questo secondo mandato alla Casa Bianca Donald Trump sembra trascurare l'Asia orientale, anche a causa del coinvolgimento delle forze armate statunitensi in Medio Oriente. Persino la sua visita in Cina, nel mese di maggio, è passata in secondo piano a causa della guerra in Iran.
Ultimamente, il suo insolito rapporto con Kim Jong Un sembra essere tornato alla ribalta. Il presidente americano ha definito Pyongyang "non minacciosa e rispettosa" e ha ordinato al Pentagono di ridurre le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, citando i costi delle esercitazioni e il suo rinnovato rapporto con Kim.
La Casa Bianca ha ripetutamente affermato di rimanere aperta al dialogo con Pyongyang "senza precondizioni". Ma l'intensificarsi dei legami economici e militari della Corea del Nord con Mosca induce a chiedersi se Kim sia effettivamente interessato a negoziare di nuovo con Washington.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro giapponese Sanae Takaichi partecipano a una cerimonia di firma presso la residenza per gli ospiti di stato del Palazzo Akasaka a Tokyo, 28 ottobre 2025. KIYOSHI OTA/POOL PHOTO VIA AP FI

Le ultime vicende hanno visto Trump collegare esplicitamente la sua decisione di ridurre le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud al rifiuto di Seul di sostenere la guerra degli Stati Uniti contro l'Iran. Ciò ha fatto seguito alla decisione del Pentagono, presa a marzo, di spostare parte delle risorse americane della difesa aerea dalla Corea del Sud al Medio Oriente, a causa della pressione esercitata dal conflitto con l'Iran sulle scorte di sistemi di difesa missilistica statunitensi.
Nel frattempo, il Giappone ha pubblicato l'edizione 2026 del Libro Bianco della difesa,
che segna importanti cambiamenti nell'approccio del Paese alla strategia, all'approvvigionamento e alla produzione nel settore della difesa."

Secondo il documento, "la comunità internazionale sta affrontando la sua più grande prova dalla Seconda Guerra Mondiale e sta entrando in una nuova era di crisi. Non si può escludere che in futuro si verifichi nella regione indo-pacifica, in particolare nell'Asia orientale, una situazione grave simile all'aggressione russa contro l'Ucraina". Cina, Russia e Corea del Nord sono indicate come le principali minacce.

Tra le principali reazioni va registrata quella di alcuni analisti nordcoreani, secondo i quali il Libro Bianco giapponese del 2026 "descrive senza fondamento" la Corea del Nord come la più grande sfida strategica, con l’unico scopo di "giustificare il suo sconsiderato riarmo".
Il documento afferma che entro l'anno fiscale 2027 Tokyo "rafforzerà le proprie capacità di difesa al punto da poter assumere la responsabilità primaria di far fronte a un'eventuale invasione del proprio territorio e di contrastare e sconfiggere tali minacce con il supporto del suo alleato e di altri Paesi".

Tokyo ha già portato la spesa per la difesa al 2% del PIL e punta a un bilancio record di 56,1 miliardi di dollari, per il prossimo anno.
Per decenni, Tokyo, Seul, Manila e Canberra hanno considerato la propria sicurezza più strettamente legata a Washington che alle reciproche alleanze. Ora qualcosa sta cambiando.
Il Giappone ha infatti firmato accordi sia con l'Australia che con le Filippine, entrambe alleate degli Stati Uniti nella regione, per l’addestramento congiunto, la condivisione di informazioni, lo sviluppo di armi e rafforzamento delle reciproche capacità. Giappone e Australia hanno concordato un quadro decennale che consente a Tokyo di utilizzare i poligoni australiani per testare armi avanzate, compresi i missili ipersonici, e di cooperare allo sviluppo di capacità navali autonome. Dove il Giappone non dispone di spazi per i test, l'Australia offre ampi spazi disponibili.
Secondo il Japan Times, mentre gli Stati Uniti esauriscono in Medio Oriente le proprie scorte di missili e altre risorse critiche, queste armi diventano indisponibili per gli alleati che dipendono dalle forniture americane per i propri arsenali. Le recenti guerre hanno così evidenziato la necessità, per le alleanze, di disporre di una capacità produttiva continua di missili, droni e intercettori. Mitsubishi produce già missili Patriot su licenza in Giappone, con margini per espandere la capacità produttiva. Nel frattempo, gli investimenti giapponesi nelle capacità senza equipaggio sono destinati a raddoppiare nel prossimo anno.
Mentre Trump alza il prezzo dell'alleanza con gli Stati Uniti, ponendo gli accordi per la fornitura di armi da parte delle aziende americane al centro della sua politica estera, Tokyo, Canberra e Manila rifiutano l'idea che questa sia l'unica opzione possibile.
Questi Paesi sono consapevoli della minaccia rappresentata da un potenziale conflitto nella regione e, al tempo stesso, dell'incertezza proveniente dagli Stati Uniti. Sono così giunti alla conclusione che la soluzione migliore sia rafforzare le alleanze reciproche.

Non c'è dubbio che le armi americane continueranno a essere un pilastro della difesa dell’Indo-Pacifico per gli anni a venire. Ma il prezzo dell’imprevedibilità che ha reso celebre Trump è che, mentre gli Stati Uniti stessi restano indispensabili, il loro presidente è ormai diventato un fattore di cui le alleanze devono tenere conto.

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