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Alessandro TichAlessandro Tich
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Suap Maestà

Variante Suap a San Lazzaro: l’avvocato di A.RI.A. bassanese Gianluigi Ceruti scrive al governatore del Veneto Zaia. “Un disegno di devastare con capannoni l’unica residua area verde di considerevole estensione nel territorio bassanese”

Pubblicato il 24-04-2023
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Elena Pavan

“Le inviamo il presente messaggio nella nostra veste di consulenti legali dell’associazione A.RI.A. bassanese, nelle iniziative extragiudiziali di legge finalizzare a contrastare i tentativi di inondare di devastanti capannoni i territori incontaminati dei quartieri bassanesi di San Lazzaro, Riva Bianca e Rambolina.”
Destinatario: il governatore del Veneto, Sua Maestà Luca Zaia.
Mittente: l’avvocato Gianluigi Ceruti, assieme all’avvocato Riccardo Ceruti, dello studio legale Ceruti di Rovigo.

Diciamo subito che Gianluigi Ceruti non è un avvocato qualsiasi. Si tratta infatti di un nome molto conosciuto nel campo dell’ambientalismo italiano.
Ancora negli ormai lontani anni ‘80 venne eletto deputato con la lista dei Verdi e, tra le altre cose, fu tra i promotori della legge quadro sui Parchi Nazionali, di cui è considerato “il padre”. Già presidente della Consulta tecnica per le aree naturali protette terrestri e marine e già consigliere dell’ente Parco Nazionale d’Abruzzo e ancora, tra le altre cose, consigliere nazionale per oltre vent’anni e vicepresidente nazionale dal 1980 al 1990 dell’associazione Italia Nostra.
Come professionista è avvocato patrocinante dinanzi alle magistrature superiori e a Rovigo è titolare di uno studio legale che opera a livello nazionale nel settore del diritto ambientale e urbanistico.

Questa volta, su incarico di A.RI.A. bassanese, il legale rodigino scende in campo - finché di “campo” si può ancora parlare, visti i progetti urbanistici in ballo - sul tema della variante in deroga Suap di San Lazzaro con una lettera trasmessa sabato scorso 22 aprile al presidente della Regione Luca Zaia, inerente la questione del consumo di suolo in area Rivabianca-Rambolina.
Nel documento, Ceruti parte dalle conclusioni della “Relazione di fattibilità / Scenari” in merito agli scenari normativi e amministrativi che hanno generato la proposta dell’insediamento per il quale è stata presentata richiesta di variante urbanistica produttiva. Una relazione datata 2021 e allegata alla perizia depositata presso il Tribunale di Vicenza.
La relazione tecnica in questione afferma che l’area di San Lazzaro - che ricordo essere stata già proprietà della Campagnolo Commercio Spa in liquidazione - “non avrebbe avuto alcuna ipotesi di sviluppo commerciale” per le normative vigenti.
Pertanto, come continua il testo della relazione di fattibilità riportato dal legale, si è voluto comprendere “se ci potesse essere un’alternativa per valorizzare l’area, che altrimenti non solo avrebbe difficoltà di sviluppo ai fini edificatori commerciali, ma addirittura potrebbe essere deprezzata per gli impedimenti del combinato disposto normativo tali da renderla inedificabile per almeno il prossimo decennio”.
“Si è pertanto iniziata ad orientare l’analisi - dichiara testualmente la relazione del 2021 - su uno sviluppo artigianale / industriale / logistico, destinazione maggiormente richiesta anche in correlazione alla forte crescita dell’e-commerce e per la quale non solo la PA (Pubblica Amministrazione, NdR) non ha espresso diniego, ma ha addirittura trovato terreno fertile sia tecnicamente che politicamente, non prescindendo dalle necessarie concertazioni/perequazioni.” “Si deve inoltre enfatizzare - aggiungono le conclusioni della relazione di fattibilità - che sarebbe molto gradita la collocazione o il riposizionamento di aziende già presenti nel tessuto produttivo ed economico del bassanese.”

“In altre parole - riassume l’avv. Ceruti rivolgendosi a Zaia -, l’autore della “Relazione di fattibilità / Scenari” afferma che la Pubblica Amministrazione non solo non avrebbe espresso diniego rispetto all’ipotesi di derogare agli strumenti legislativi di pianificazione, ma addirittura tale ipotesi trovato “terreno fertile sia tecnicamente che politicamente” (quindi, in altre parole, sia a livello di consiglieri di maggioranza che di funzionari): e questo è oggettivamente molto grave e meritevole di approfondimenti, come Lei certamente converrà.”
Il legale ricorda che “la Pubblica Amministrazione (PA) competente per legge a decidere in via definitiva - nel caso delle tre aziende che vorrebbero soffocare di capannoni San Lazzaro, Riva Bianca e Rambolina - è rappresentata da due enti: il Comune di Bassano del Grappa e la Regione Veneto”. E “prima che Regione Veneto e Comune di Bassano del Grappa si pronuncino”, esprime alcune puntualizzazioni.
Ceruti riparte in tal senso ancora da più lontano. E cioè da un’intervista rilasciata nel 2003 da Luca Zaia a Gian Antonio Stella e pubblicata sul Corriere della Sera.
In quella intervista, cita il legale, “Ella ha espresso netta contrarietà e deplorazione per la quantità “delirante” dei capannoni autorizzata e realizzata sino al 2003 nel territorio veneto (quando Lei non era ancora presidente), per cui è da escludere - secondo criteri di coerenza e di logica - che ora la Giunta regionale del Veneto, presieduta da un uomo politico avveduto e in piena ascesa politica nazionale come Lei si possa coprire di discredito esprimendosi in termini opposti.”
Ceruti lavora quindi per deduzione: già vent’anni fa Zaia si era espresso contro l’eccessivo consumo del suolo nel Veneto dei capannoni e sarebbe illogico, secondo l’avvocato, che adesso Zaia e la sua giunta rivoltassero la frittata esprimendosi a favore del consumo di suolo a San Lazzaro. Per cui l’attenzione viene rivolta sull’altro ente pubblico chiamato a decidere: il Comune di Bassano del Grappa.

Continua la lettera di Ceruti in un avvocatese da manuale:
“A questo punto, dovendosi ragionevolmente escludere per i precedenti anzidetti che l’autore della “Relazione di fattibilità / Scenari” possa avere ricevuto assicurazioni dalla Regione del Veneto, consegue che “fertile” all’approvazione della “deroga” (ossia al rilascio dei titolo di Sportello Unico SUAP), (…) rimarrebbe il solo Comune di Bassano del Grappa.”
E sempre secondo le parole dell’autore della relazione “in questo scenario il lotto diventerebbe estremamente appetibile poiché estensioni tali da permettere l’edificazione di capannoni sopra i 50.000 mq sono ormai quasi impossibili in Veneto”.
“I lotti cui si riferisce la “Relazione di fattibilità / Scenari” - prosegue il legale di A.RI.A bassanese - sarebbero complessivamente di 158.000 metri quadrati ai quali si potrebbero aggiungere gli ulteriori 112.000 metri quadrati dell’altra istanza (lotto Pengo, NdR) relativa al territorio adiacente, sempre in deroga, di cui si discute a Bassano del Grappa da tempo.” “In totale - scrive Ceruti a Zaia - sarebbero 270.000 metri quadrati! Pertanto, se si approvassero le deroghe, il Comune di Bassano del Grappa addirittura oltrepasserebbe quel primato negativo che Lei aveva condannato severamente senza possibilità di appello già nel 2003!”.
“A Bassano del Grappa, per quanto attiene al disegno di devastare con capannoni, nei quartieri di San Lazzaro-Riva Bianca e Rambolina, l’unica residua area verde di considerevole estensione nel territorio bassanese - sottolinea il titolare dello studio legale -, l’associazione da noi assistita ha saputo suscitare lo stesso vasto interesse popolare che nel 2009, con azioni convergenti di numerose altre associazioni locali, espressioni della società civile, tra cui Italia Nostra - anche in sede giurisdizionale (adita allora dal nostro Studio) - riuscì ad evitare la costruzione di due grattacieli a ridosso delle mura della Città medioevale con la conseguenza che fu anche travolta e non rinnovata l’amministrazione comunale uscente che si era espressa a favore del progetto.”
A favore della causa, pertanto, vengono persino riesumate le Torri di Portoghesi.
La lettera dell’avvocato di A.RI.A. è rivolta al presidente della Regione, ma il messaggio conclusivo, in vista della decisione urbanistica da prendere, è chiaramente indirizzato all’amministrazione Pavan.

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Roberto Campagnolo SindacoElena Donazzan

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