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Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 23-05-2017 23:44
in Attualità | Visto 2.650 volte
 

Braccio di legno

La Direzione lavori chiede alla Vardanega “spiegazioni su una serie di inadempimenti” sui lavori del Ponte. A rischio la risoluzione del contratto. Vardanega: “Stanno esagerando. Non si è inadempienti a 800 giorni dalla fine del cantiere”

Braccio di legno

Foto Alessandro Tich

L'attuale superficie del Ponte degli Alpini, come tutti ben sappiamo, è un saliscendi che con l'intervento di ripristino e consolidamento statico del manufatto attende di essere opportunamente raddrizzato. Quello che invece già rimane ben teso è lo stato dei rapporti tra la cosiddetta stazione appaltante del restauro, e cioè il Comune di Bassano del Grappa, e la ditta appaltatrice, la Nico Vardanega Costruzioni Srl di Possagno.
E in una delle fasi più cruciali dell'intervento, ovvero l'inizio delle operazioni per l'entrata in alveo che era stato previsto per ieri o al massimo per oggi, spunta una nuova complicazione della vicenda.
La Direzione dei lavori che fa capo al Comune, e che gestisce formalmente i rapporti con l'appaltatore, in data odierna ha trasmesso infatti una comunicazione alla Vardanega.
“A fronte di una lunga serie di inadempienze, che sommate hanno determinato un ritardo grave ed importante - informa al riguardo un comunicato stampa dell'Amministrazione comunale -, la Direzione lavori ha inviato oggi alla ditta Nico Vardanega Costruzioni Srl una lettera in cui contesta una serie di inadempimenti che la ditta ha accumulato da gennaio ad oggi nell’esecuzione dei lavori di ripristino e consolidamento del Ponte degli Alpini.” “La ditta - conclude il comunicato - ha ora 15 giorni di tempo per fornire spiegazioni e giustificazioni.”
Fonti comunali ci spiegano che “la situazione attuale non è coerente con il cronoprogramma” e che per l'entrata in alveo “oggettivamente è una situazione non in linea”. Il tutto in considerazione del fatto che “la Vardanega ha già ottenuto 876mila euro di anticipo e deve essere coerente quanto meno con l'anticipo che le è stato corrisposto”.
All'origine di quello che rischia di delinearsi come un nuovo possibile impasse vi è il fatto che la ditta Vardanega non possiede la classificazione OG8, relativa alle imprese in possesso dell'attestazione per compiere opere fluviali, di difesa e di sistemazione idraulica e di bonifica. In altre parole - come ci viene sempre spiegato da via Matteotti -, la Vardanega non può scendere in alveo e per farlo deve affidare l'intervento a una ditta in subappalto, in possesso della classificazione OG8.
Ma non si tratta di una procedura automatica: come per ogni affidamento nel campo delle opere pubbliche, il subappaltatore deve a sua volta sottostare alle verifiche d'ufficio del Comune per il controllo della regolarità dei requisiti. Procedura “che richiede dai 20 giorni a un mese di tempo”. Pertanto, ancora dal Comune ci viene rimarcato che “per iniziare i lavori in alveo oggi, la Vardanega avrebbe dovuto comunicare il subappalto OG8 come minimo venti giorni fa”.
Che la ditta possagnese non possedesse la classificazione per i lavori fluviali era cosa già nota agli uffici comunali. Ci viene rivelato infatti che oltre ai noti cavilli collegati al contratto di avvalimento col Consorzio Stabile Al.Ma. di Aversa (Caserta), questo è stato l'elemento che il 25 febbraio 2016 aveva portato alla famosa esclusione della Vardanega dai lavori sul Ponte - dopo che la stessa aveva vinto la gara a procedura negoziata per l'affidamento del cantiere -, decisa dal Comune a seguito dei controlli di legge successivi e all'origine del lungo contenzioso giudiziario, a colpi di ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, che ha ritardato di oltre un anno l'inizio dei lavori.
Quella della Direzione dei lavori non è una comunicazione qualsiasi. Se la Vardanega non presenterà risposta entro i 15 giorni stabiliti o se la risposta non sarà accettata o sarà ritenuta “non pertinente” dal Comune, si arriverà alla risoluzione del contratto per inadempienza.
“Loro stanno esagerando - ci dice Giannantonio Vardanega, titolare della ditta appaltatrice, nuovamente tempestato dalle telefonate dei cronisti -. Uno non è inadempiente quando mancano 800 giorni a finire il cantiere.”
“Tutto è pronto, anche l'OG8 - continua Vardanega -. Domani andremo col subappalto, è una ditta qui del territorio. Sempre domani mi troverò col responsabile della sicurezza per l'entrata da via Pusterla. La cantierizzazione delle opere in alveo non prevede l'OG8. Stanno forzando la mano perché avevo fatto delle scelte e i nostri consulenti hanno controesposto con una relazione che ha evidenziato le criticità dell'intervento. Io avevo una visione più ampia del progetto. Noi, comunque, siamo pronti.”
È la nuova puntata di quello che sempre più si conforma come un braccio di ferro tra Comune e ditta appaltatrice che, tra richiami formali del primo e dichiarazioni concilianti della seconda, continua a trascinare la questione sull'altalena del tutto e del contrario di tutto. O se preferite, vista la natura del monumento da restaurare, un braccio di legno. Cambia il materiale, non la serietà del problema.