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Dopo il caso Venzo, altre tre “chiusure eccellenti” di negozi e pubblici esercizi in centro storico a Bassano. Timbrificio Bassano, Gastronomia Dalla Rosa, Caffè Museum: tre storie di chiusura, voluta o forzata, nel salotto buono della città
Pubblicato il 21 gen 2012
Visto 6.293 volte
Non solo Venzo. Dopo l'improvvisa e clamorosa chiusura, all'inizio dell'anno, del più noto negozio di gastronomia di Bassano a causa del buco finanziario dell'attuale gestione, altri negozi e pubblici esercizi del centro storico stanno per abbassare, o hanno già abbassato definitivamente le saracinesche.
E così, mentre in centro si moltiplicano i locali con la scritta “affittasi”, il vivace mosaico del tessuto commerciale delle piazze e delle vie contermini comincia a perdere sempre più i pezzi.
E in più di un caso non si tratta di negozi qualsiasi, ma di botteghe storiche del centro che accanto alla loro primaria funzione commerciale svolgono anche un riconosciuto ruolo sociale: rappresentando, da generazioni, un punto d'incontro per i bassanesi.
Vendita promozionale al Timbrificio Bassano, che chiuderà in primavera. Si trasferirà fuori dal centro, in via Capitelvecchio
E' il caso del “Timbrificio Bassano”, presente in Piazza Garibaldi dal 1962 e gestito dalla famiglia Lanzarin, che in primavera chiuderà i battenti per trasferirsi fuori dal centro storico.
Sorto attorno alla figura di Lino Lanzarin - personaggio assai noto in città nonché “anima” del Coro Bassano - in mezzo secolo di attività il negozio è diventato un punto di riferimento per tante e diversificate esigenze: cancelleria, cartoleria, insegne, timbri, targhe, coppe e trofei, duplicazione chiavi.
Ma questa è storia, e cioè il passato: il presente, per i gestori del Timbrificio, è un cumulo di disagi motivati dalla sua stessa collocazione, centralissima e proprio per questo non più gestibile dal punto di vista dei parcheggi e dell'accessibilità per i clienti.
“E' vero. Ce ne andiamo. Ma non per chiudere - conferma la titolare Mara Lanzarin -. Ci spostiamo in un'altra parte della città, in via Capitelvecchio. Le scelte fatte dall'Amministrazione per il centro storico non sono adatte al nostro tipo di commercio. Trasformare la piazza in un bon bon va benissimo, Bassano è un salotto. Ma bisogna permettere il transito ai veicoli, senza che ci siano i vigili in pianta stabile come accade qui davanti a noi. I clienti che vengono al timbrificio sono persone che stanno lavorando, e che quindi arrivano in auto o col furgone. Questa situazione non è più sostenibile.”
In questi giorni il Timbrificio ha cominciato la svendita dei prodotti, con sconti fino al 50% e apertura straordinaria anche il sabato.
“Smantelliamo in vista dello spostamento - ci spiega ancora Mara Lanzarin -. Dobbiamo alleggerire il magazzino. La nostra è una scelta obbligata. Mio fratello, che ha un negozio dello stesso tipo a Nove, in mezzo ai campi, lavora più di me.
E allora ce ne andiamo anche noi, in un posto con parcheggi e senza vigili in agguato.”
Ironia della sorte, la chiusura per trasferimento del Timbrificio Bassano coincide con i 50 anni di attività dell'azienda. “Vuol dire che per i 50 anni - scherza la titolare - ci regaliamo la nuova sede.”
Ma c'è un'altra prossima “chiusura eccellente” che - per motivi del tutto diversi - priverà il centro di Bassano di una delle sue più note botteghe tradizionali.
La salumeria-gastronomia Dalla Rosa di via Bellavitis, negozio a conduzione famigliare presente in centro dal 1938 e nell'attuale sede dal 1963, ha avuto lo sfratto.
Come ci conferma il titolare Andrea Dalla Rosa, che con passione e competenza porta avanti l'attività tramandata dalla famiglia, la società immobiliare proprietaria dello stabile “ha deciso di effettuare un intervento di ristrutturazione nell'appartamento al piano di sopra e nel locale del negozio”.
Per cui, durante i lavori, la chiusura sarà forzata. Ma alla chiusura non seguirà una riapertura, almeno per Dalla Rosa. “Avrei potuto riaprire il negozio a conclusione dei lavori - ci spiega il commerciante -, ma la proprietà mi ha chiesto un affitto insostenibile, triplicato rispetto all'affitto di partenza.”
Morale della favola: entro luglio, salvo qualche breve proroga, dovrà lasciare il locale. “Lasciamo questo posto dopo 49 anni - ci dice ancora Dalla Rosa -. Sto cercando un altro negozio dove trasferirmi, ma in centro storico è quasi impossibile. Gli affitti in centro oggi sono troppo alti per chi, come me, vende alimentari e non prodotti a maggior valore aggiunto. Ci sono i costi del personale e le bollette, il lunedì devi andare in banca e in giro ad uffici e poi fino alla domenica si sta dietro il bancone. Per far quadrare i conti con un negozio in centro, si leve lavorare sette giorni su sette.”
E per chi annuncia la forzata chiusura o l'imminente fuga dal centro storico c'è anche chi, con l'inizio del 2012, ha già chiuso i battenti.
Tra la attività del “quartiere buono” della città che hanno spento definitivamente le luci spicca il nome del Caffè Museum: il locale di via Museo gestito dal brillante e poliedrico Roberto Bonamigo.
Già portavoce dei negozi e pubblici esercizi di via Museo durante i disagi dei lavori di ripavimentazione, testimone diretto dei prolungati lavori del completamento della nuova Biblioteca Civica e riconosciuta “voce critica” sui problemi e le questioni attuali della città, Bonamigo, in 12 anni di attività, aveva trasformato il suo piccolo locale in un autentico punto d'incontro.
Uno “spazio neutro” dove comuni cittadini e pubblici amministratori, davanti a un buon bicchiere o a una tazzina di caffè, potevano discutere e confrontarsi in modo piacevole e costruttivo.
Convinto sostenitore del ruolo diretto degli imprenditori del commercio e dei privati nella promozione di iniziative per ravvivare il centro cittadino, il titolare del locale aveva organizzato diversi eventi per animare via Museo: dalla mostra delle biciclette d'epoca, allo spazio creativo per i bambini durante la Fiera Franca, alle letture-concerto in occasione di “Bassano da scoprire sotto le stelle”.
Ora quell'esperienza si è conclusa: il 31 dicembre il Caffè Museum ha cessato il lavoro e sulla porta d'ingresso c'è un cartello con la scritta: “cedesi attività”.
Che peccato.
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