Al Vivaldi, l'Arlecchino di Stivalaccio riaccende la Commedia dell'Arte
Primo spettacolo della nuova stagione teatrale a Cassola, protagonista la Compagnia vicentina che cura anche la direzione artistica
Si è trattato di un debutto che ha assunto un significato particolare per la Compagnia vicentina, impegnata nei giorni precedenti proprio al Vivaldi in una residenza artistica dedicata al riallestimento della produzione, pronta a inaugurare la sua quarta tournée.
Stivalaccio Teatro è organizzatrice quest’anno insieme a Fondazione Aida e al Comune di Cassola della stagione teatrale, lavoro che segue a ruota la prestigiosa direzione artistica del 79° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico di Vicenza, e i suoi attori torneranno protagonisti sul palcoscenico del Vivaldi il prossimo 18 marzo, con Strighe Maledette!.
La Compagnia, con alle spalle un’attività ventennale e molti riconoscimenti di pregio, lavora da sempre in modo particolare sulla tradizione popolare e sulle maschere, recuperandone gli strumenti e mettendoli in dialogo con sensibilità e ritmi contemporanei.
L’Arlecchino messo in scena nasce dal recupero del canovaccio “Arlequin muet par crainte” di Luigi Riccoboni, uno dei testi più rappresentati nella Parigi dei primi del Settecento, dove il celebre servo bergamasco viene spaventato con la storia di un demonio e decide di non parlare più. Da questo espediente prende forma una trama dove si intrecciano amori appassionati e contrastati, rivalità, equivoci e travestimenti, e nella quale il silenzio di Arlecchino — qui rumorosissimo in realtà, ipermovimentato e tradotto nella voce in un simpatico Bubu!— diventa il motore di una giostra di situazioni comiche intervallate da momenti dove messa in gioco è pura maestria da palcoscenico, e altri quasi poetici.
Il soggetto originale e la regia di Marco Zoppello si confrontano in scena con la tradizione restituendo alla Commedia dell’Arte la sua natura di spettacolo aperto, costruito sull’abilità degli attori, sull’improvvisazione e sulla relazione botta-risposta con il pubblico.
La rappresentazione rinnovata al Vivaldi conferma la forza di questo tipo di teatro, che si affida alla precisione del gesto e alla presenza scenica, sullo sfondo una scenografia modulare e minimale e lo spettacolo che tracima in platea.
Arlecchino, interpretato da Zoppello, è il centro di una macchina comica che funziona per due ore e mezza senza sosta, a parte il breve intervallo di dieci minuti. Accanto a lui, Michele Mori è Mario Lanternani, personaggio piuttosto nerd si direbbe adesso, travolto da vicende amorose per le quali sembra davvero negato, tenuto al guinzaglio corto dalla madre Stramonia (Anna De Franceschi).
Con loro, Sara Allevi, Marie Coutance, Maria Luisa Zaltron, Fabio Gorgolini, Stefano Rota e Pierdomenico Simone, tutti molto bravi, impegnati a recitare, suonare, danzare, combattere e a divertire il pubblico in sala con giochi, frizzi e lazzi.
Uno spettacolo che si rinnova sempre all'insegna del divertimento e del coinvolgimento, conservata ad arte la natura di teatro popolare.
Applausi calorosi, dal pubblico del Vivaldi.


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