Arte

Si conclude in dolcezza, il viaggio di Extra Omnes

Visitabile fino a sabato 31 ottobre alla Chiesetta dell'Angelo il terzo atto del progetto espositivo di Dif.Fusione

Ultimo fine settimana per visitare alla Chiesetta dell’Angelo la mostra Extra Omnes Atto III – Lo scarto che resta. Al centro della terza e ultima fase del progetto dell’associazione Dif.Fusione l’installazione poetica di Luisa Caldwell titolata Mothership, abitante lo spazio insieme a una suggestiva composizione sonora originale realizzata da Giulio Patuzzi, dal nome Entropea.

la mostra <i>Extra Omnes</i> terzo atto, in Chiesetta dell'Angelo, a cura di Dif.Fusione
la mostra Extra Omnes terzo atto, in Chiesetta dell'Angelo, a cura di Dif.Fusione

A formare l’opera di Caldwell, artista di origine statunitense residente a Pove — la dedica alla madre, Stellina Hinter Wipflinger — migliaia di incarti di caramella raccolti in gran parte per strada nel corso di anni, altri donati da persone che hanno aderito al progetto. Collocati in primo piano, piccoli resti di un consumo ormai concluso, testimonianze anonime di dolci gesti che non hanno lasciato altra traccia, sottratti alla dispersione e riuniti in una costruzione che modifica radicalmente il loro significato: una sorta di astronave, o anche un portale, dalla forma angelica più che aliena.

La struttura leggera, attraversata dalla luce e generante ombre, è formata da piccoli elementi variopinti annodati che ricordano farfalle, fiori, ali spiegate. La cartina allettante che ha esaurito la propria funzione è un involucro diventato inutile, eppure le sue pieghe, i colori, le forme conservano qualcosa del contatto con le mani che hanno scartato, la parola sintetizza un gesto duplice, il piccolo tesoro dolce, aromatico, profumato, e della presenza di persone sconosciute, che hanno compiuto quel gesto così comune, così legato all’infanzia e a un’idea di innocenza, alla dimensione degli affetti e della memoria.
La moltitudine di piccoli oggetti diventa architettura, in un’opera che cambia aspetto variando il punto di osservazione.
Caldwell ha spiegato di aver concepito l’installazione anche in relazione allo spazio che la ospita e alla sua originaria destinazione, il riferimento cosmico sceso, o salito, a incontrare quello religioso. La suggestione fantascientifica, l’astronave aliena, o l’angelo di luce color arcobaleno, non offrono risposte all’osservatore e non hanno bisogno di essere decifrati in ogni dettaglio, evadono il naturale bisogno di attribuire significati. A rendere più articolata la presenza imponente dell’opera interviene la composizione sonora di Giulio Patuzzi, realizzata appositamente per la mostra incrociando rumori quotidiani, stradali, all'accartocciamento dei fogliettini di plastica: il manufatto d’origine industriale visivo-corporeo e quello sonoro, reso in dialogo con la tecnologia, si incontrano senza che l'uno debba illustrare o necessariamente spiegare l'altro.

Lo scarto che resta conclude il percorso di Extra Omnes, articolato da Dif.Fusione nel corso del 2026 in tre mostre. Il progetto aveva preso avvio dalla figura umana, per attraversare successivamente il tema del fare e del gesto, fino ad arrivare alla loro scomparsa. In questo terzo passo sono protagonisti una traccia materiale, un rifiuto che si fa residuo involontario, strane memorie mutate, prive di connotati del tutto identificativi, anche quando si riconosce bene una cartina tra le altre.

La mostra sarà visitabile fino a sabato 31 ottobre compreso; gli orari: venerdì dalle ore 16 alle 19, sabato dalle ore 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. L’ingresso è libero. Per informazioni: http://dif.fusione.associazione@gmail.com.

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