Mediterraneo orientale, l’intesa tra Turchia e Libia riaccende le tensioni
L’intesa tra Ankara e Tobruk ridisegna gli equilibri marittimi e apre un nuovo fronte di tensione nel Mediterraneo orientale
Nel 2019, la Libia era ancora attraversata dalla guerra civile e, il 27 novembre dello stesso anno, il governo di Tripoli firmò un accordo di cooperazione militare e marittima con la Turchia. Successivamente, nel gennaio 2020, Ankara intervenne militarmente nella parte occidentale del Paese a sostegno del governo di Tripoli, contribuendo così a respingere l'offensiva lanciata dal generale libico Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica.
In seguito non fu possibile la ratifica dell'accordo tra Tripoli e Ankara a causa della costante opposizione proveniente dalla Libia orientale. Negli ultimi anni, però, le relazioni sono progressivamente migliorate, tanto che funzionari turchi si recano regolarmente a Bengasi, principale centro politico ed economico della Cirenaica, mentre Ankara starebbe effettuando nella regione ingenti investimenti nell'edilizia e in altri settori.
La Turchia sembra aver accantonato le divergenze con Haftar, puntando a realizzare l’ambizioso progetto di estendere la propria influenza sull’intero territorio di una Libia unificata. Ora, l'amministrazione della Libia orientale ha concesso il proprio via libera, aprendo la strada all'attuazione dell'intesa. La decisione, accolta con favore dal Ministero degli Esteri turco, rischia tuttavia di riaccendere le tensioni con gli altri paesi che si affacciano sul Mediterraneo orientale.
L’accordo prevede un corridoio marittimo diretto tra la costa meridionale della Turchia e quella settentrionale della Libia. Nell’area in questione sono stati recentemente scoperti grandi giacimenti di petrolio e gas naturale. Secondo alcune stime sotto i fondali marini potrebbero trovarsi riserve di gas per un valore di diverse centinaia di miliardi di dollari. Entrambi i Paesi mirano a tutelare i propri interessi economici e a favorire lo sfruttare congiunto di queste risorse.
L'accordo, quindi, mirerebbe a definire i confini marittimi tra Turchia e Libia nel Mediterraneo orientale, ignorando completamente l'esistenza delle isole greche tra cui Creta, Karpathos e Rodi e i diritti sovrani che ne derivano. Il governo di Atene rivendica i diritti marittimi derivanti dalla presenza di queste isole, compreso quello di istituire una zona economica esclusiva (ZEE) attorno a esse, e ha già annunciato la propria opposizione all'accordo. Il Ministero degli Esteri greco ha respinto fermamente l'intesa, ricevendo il pieno sostegno dell'Unione Europea, che ha definito nullo il memorandum turco-libico.
La posizione dell’UE in merito al memorandum appare ferma e chiara, come emerge dalle conclusioni del Consiglio europeo del dicembre 2019 e da quelle ribadite nel giugno 2025: “il Memorandum d’intesa tra Turchia e Libia lede i diritti sovrani di Stati terzi e non è conforme al diritto del mare. È nullo e privo di effetti e non può produrre alcuna conseguenza giuridica nei confronti di Stati terzi”.
L’accordo risulterebbe in contrasto con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos, United Nations Convention on the Law of the Sea), alla quale la Turchia non ha aderito. Ankara non accetta che la questione venga sottoposta a un tribunale internazionale per la sua risoluzione.
Paesi come Egitto, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti si sono schierati con la Grecia nel denunciare l’accordo marittimo tra Turchia e Libia, definendolo una minaccia per la sicurezza regionale e per l'ordine giuridico internazionale, nell'ambito di una disputa di lunga data sui confini marittimi nel Mediterraneo orientale.
Secondo quanto dichiarato dal ministro degli esteri greco, George Gerapetritis, all’ONU, l'accordo marittimo suscita "serie preoccupazioni per la sicurezza e la stabilità regionale" e potrebbe creare un pericoloso precedente, consentendo ad "accordi bilaterali arbitrari" di compromettere le norme consolidate del diritto internazionale.
L'accordo rischia di ostacolare un importante progetto energetico ancora in fase di pianificazione: il gasdotto EastMed. Con i suoi 1900 chilometri di pipeline, il progetto dovrebbe consentire il trasporto di almeno dieci miliardi di metri cubi di gas all’anno dai ricchi giacimenti offshore di Cipro e Israele, attraverso la Grecia, fino all’Europa. L’infrastruttura potrebbe così contribuire in misura significativa alla sicurezza energetica dell'Unione europea.
Il corridoio marittimo previsto dall’accoro turco-libico interferirebbe con il tracciato ipotizzato per il gasdotto, il cui tratto finale dovrebbe raggiungere l’Italia approdando in Puglia. La Turchia sostiene, inoltre, che la realizzazione di infrastrutture che prevedono la posa di cavi o condutture sulla piattaforma continentale da essa rivendicata debba ottenere il proprio consenso.
Nel lungo periodo, la situazione potrebbe inasprirsi e determinare una divisione del Mediterraneo orientale in due blocchi contrapposti sul piano energetico e della difesa. All'asse Turchia-Libia potrebbe contrapporsi un'alleanza sostenuta dall'UE e composta da Grecia, Cipro, Egitto e Israele.
L'Egitto, da tempo sostenitore delle autorità libiche orientali, ha respinto l'accordo la scorsa settimana, dichiarandolo nullo, privo di validità e privo di effetti giuridici nei confronti del Cairo. Non si tratta, peraltro, di una posizione nuova: il 6 agosto del 2020, infatti, il Cairo e Atene avevano firmato un accordo di delimitazione parziale delle rispettive zone economiche esclusive nel Mediterraneo orientale. L’intesa venne contestata dalla Turchia, che l’aveva giudicata incompatibile con la propria interpretazione delle aree di giurisdizione marittima e con il memorandum sottoscritto con la Libia.
Tuttavia, secondo quanto riportato da alcune fonti stampa, Ankara avrebbe avanzato al Cairo una proposta per la delimitazione delle rispettive aree di giurisdizione marittima. Il ministro della Difesa turco Yaşar Güler ha annunciato la disponibilità di Ankara a concludere un accordo bilaterale con il Cairo, prospettando per l’Egitto una disponibilità di circa 15.000 chilometri quadrati di spazio marittimo aggiuntivo rispetto a quanto potrebbe derivare da un eventuale accordo con la Grecia.
Il Segretario generale dell'ONU Antonio Guterres, intervenendo sulla questione, ha affermato che le violazioni del diritto internazionale sono inaccettabili e che gli accordi marittimi incompatibili con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare non dovrebbero essere riconosciuti né accettati.


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