Centro Studi, centinaia di ragazzi senza posto sul bus
L’inchiesta di Bassanonet dà voce a ragazzi, genitori e comitati: «Servono programmazione e risposte concrete». Il 13 ottobre il tavolo decisivo.
Mezzi che si riempiono rapidamente, ragazzi che rimangono a terra, attese, spintoni e momenti di tensione. Ma dietro la difficoltà di salire su un autobus c’è un tema più ampio: gli orari delle scuole e quelli del trasporto non sempre sembrano coordinati sulle reali esigenze degli studenti.
A raccontare, in esclusiva per Bassanonet, questa situazione sono tre voci: Denis Daltin, presidente del Comitato genitori dell’Istituto Remondini, Ayeva Sidik, rappresentante degli studenti del Remondini, e Valter Lovato, presidente dell’UCG, l’Unione dei Comitati Genitori di Bassano del Grappa.
Tre prospettive diverse che, partendo da punti differenti, arrivano allo stesso problema: serve un maggiore coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti.
«Secondo me le parole chiave sono programmazione e comunicazione», spiega Daltin.
Per il presidente del Comitato genitori del Remondini, però, non si tratta soltanto di avere più autobus. Serve soprattutto parlarsi di più tra i diversi istituti e coordinare gli orari di uscita con il servizio di trasporto.
Gli autobus devono essere sufficienti e arrivare negli orari giusti, in modo che gli studenti possano trovare posto e rientrare a casa senza trasformare ogni uscita da scuola in un’incognita.
È una preoccupazione che riguarda direttamente le famiglie. Ci sono genitori che lavorano e che non possono essere disponibili per andare a recuperare i figli quando perdono un autobus. E in molti casi l’abbonamento al trasporto è già stato pagato.
La richiesta, quindi, è poter contare su un servizio che permetta ai ragazzi di tornare a casa senza difficoltà e ai genitori di sapere che, una volta usciti da scuola, i propri figli riusciranno a prendere un autobus e rientrare senza problemi.
Dal solo Remondini, secondo una stima dei comitati, sono circa 700 gli studenti che si dirigono verso le fermate al termine delle lezioni. A questi si aggiungono quelli delle altre scuole concentrando un numero elevato di studenti.
E mentre per i genitori il problema è quello di poter contare su un servizio organizzato, per gli studenti la difficoltà si misura ogni giorno alla fermata.
Ayeva Sidik porta al tavolo proprio questa voce. «C’è un ammassamento eccessivo di persone». Alle fermate e sui mezzi, secondo le testimonianze raccolte dagli studenti, si verificano situazioni di forte affollamento, spintoni e momenti di tensione. Quando il mezzo raggiunge la capienza, riferisce Sidik, il controllore si trova a dover impedire l’accesso agli altri ragazzi. E chi resta a terra deve aspettare, anche per ore, la corsa successiva. Il disagio, però, non riguarda soltanto l’attesa.
Quando non riescono a prendere l’autobus, molti studenti sono costretti a rinunciare ad attività pomeridiane oppure arrivano a casa così tardi da avere difficoltà anche con lo studio. Poi c’è il nodo degli orari. «Uscendo alle 13.40, come altre scuole, molti studenti perdono il bus ogni giorno», spiega Sidik. Una manciata di minuti che, quando centinaia di studenti si muovono contemporaneamente, può diventare decisiva. Quando gli autobus sono già pieni, chi arriva dopo rischia di rimanere a terra.
Secondo quanto riferito dai comitati, in alcuni casi gli studenti arrivano persino ad anticipare l’uscita da scuola per avere maggiori possibilità di prendere l’autobus. Questo si trasforma in un’ora di lezione persa, che finisce comunque nel conteggio delle assenze. Gli studenti, sottolinea Sidik, non vogliono però limitarsi a segnalare il disagio passivamente. Stanno cercando di individuare le soluzioni possibili per venire incontro alle loro esigenze e contribuire a migliorare il servizio.
Resta la preoccupazione anche sul fronte della sicurezza.
Gli studenti si chiedono se, in alcune circostanze, vengano rispettati i limiti previsti. Si tratta di percezioni e segnalazioni che dovranno essere verificate, così come i racconti di alcuni studenti che riferiscono di malori o svenimenti sugli autobus e alle fermate. Sono segnalazioni che continuano ad arrivare in redazione e che, proprio per la loro rilevanza, dovranno essere accertate.
Se Sidik racconta ciò che accade dal punto di vista degli studenti, Valter Lovato prova a ricostruire il problema dal punto di vista organizzativo. «Il problema più grosso? Programmazione, unita alla mancanza di comunicazione», ribadisce il presidente dell’UCG. Secondo Lovato, la questione della settimana corta non sarebbe arrivata all’improvviso: il passaggio era noto già dall’anno precedente e il tema del trasporto era stato affrontato anche al tavolo di maggio.
La situazione si sarebbe aggravata proprio nella gestione delle uscite: se una scuola termina prima, concentra immediatamente centinaia di studenti sui primi autobus, lasciando quelli delle scuole che escono successivamente senza spazio.
Il Comune di Bassano è stato informato e ha già aperto un tavolo sul tema della sicurezza.
Ma per Lovato il punto centrale è il confronto tra le parti. «Non possiamo far finta che la situazione non sia complessa, perché ci sono più soggetti che devono interfacciarsi. Noi cercheremo di trovare la quadra per arrivare a una soluzione che aiuti i genitori e gli studenti e che trovi l’approvazione anche delle aziende di trasporto». «Noi siamo qua per cercare di trovare una soluzione, non per dare la colpa», ribadisce Lovato.
Il prossimo appuntamento sarà il 13 ottobre.
L’obiettivo dei comitati è arrivare al tavolo con una strategia comune e chiedere agli operatori di attivare misure concrete per ridurre il disagio degli studenti. Il presidente dell’UCG si dice fiducioso sulla disponibilità degli interlocutori e ritiene, a suo giudizio, che «il 90% delle nostre richieste potrebbe essere accolto».
Più prudente il rappresentante degli studenti, anche per la difficoltà di riuscire a mettere d’accordo tutte le parti sedute al tavolo.
Il 13 ottobre sarà dunque un passaggio importante e, superata quella data, genitori e studenti confermano di essere disposti ad attendere risposte concrete, ponendo però un limite ben preciso: la fine di ottobre.
Tale scadenza è ritenuta imprenscindibile per valutare la reale efficacia degli eventuali provvedimenti adottati.
Sottolineano, infatti, che il sistema deve tener conto della realtà: dopo una giornata di scuola la normalità dovrebbe essere semplice: uscire, salire sull’autobus e tornare a casa. E se questo non accade, giorno dopo giorno, non basta che il servizio esista sulla carta: deve funzionare nella realtà.
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