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Operaestate, il pubblico cresce e il festival si prende la città

Oltre 46mila presenze e quasi 200 appuntamenti per la 46ª edizione

Ci sono numeri che valgono più di una celebrazione. I 46.596 spettatori della 46ª edizione di Operaestate Festival, appena conclusa, dicono innanzitutto una cosa: il festival cresce.
Il 10 per cento in più rispetto allo scorso anno non è soltanto un dato statistico, ma il segnale di un rapporto con il pubblico che, estate dopo estate, si consolida e si rinnova.
Da sinistra Barbara Guidi direttrice dei musei, Rosa Scapin Direttore generale e artistico Operaestate, Giada Pontarollo Assessore alla Cultura e al Turismo, Chiara Tessarollo Presidente della IV Commisione.
Da sinistra Barbara Guidi direttrice dei musei, Rosa Scapin Direttore generale e artistico Operaestate, Giada Pontarollo Assessore alla Cultura e al Turismo, Chiara Tessarollo Presidente della IV Commisione.

È il risultato di tre mesi di programmazione, tra Bassano del Grappa e la Pedemontana, con 108 spettacoli dal vivo, 141 repliche, quasi 200 appuntamenti complessivi e oltre 650 artisti provenienti da 20 Paesi.
Numeri importanti, certo. Ma Operaestate ha ormai imparato a non essere soltanto una somma di spettacoli. La sua forza sta nella capacità di trasformare i luoghi in parte della scena. Il teatro, la musica, la danza, il cinema e il circo contemporaneo escono dagli spazi tradizionali e incontrano piazze, parchi, ville, abbazie, paesaggi.
Il territorio non fa semplicemente da sfondo: diventa materia dello spettacolo. È forse questa la cifra più interessante di un festival arrivato alla sua 46ª edizione.
Operaestate non propone soltanto cultura: costruisce una geografia culturale, mettendo in relazione Bassano con i comuni della Pedemontana e con un pubblico sempre più ampio e curioso.

Una vocazione sottolineata anche dall'Amministrazione comunale. «La cultura è il motore dello sviluppo e della coesione del nostro territorio», evidenzia l'assessore alla Cultura e al Turismo Giada Pontarollo, indicando in Operaestate una realtà capace di «attivare preziose sinergie tra i centri della Pedemontana e di offrire occasioni di crescita condivisa per l'intera comunità».
È la stessa idea di cultura come pratica concreta, capace di abitare e rigenerare i luoghi, che attraversa le parole del direttore generale e artistico Rosa Scapin: «Vivere i luoghi attraverso i linguaggi dell'arte significa rigenerarli, accogliere la meraviglia e fare in modo che la cultura diventi davvero un bene accessibile, generativo e condiviso da tutti».
Anche il cinema all'aperto dei Giardini Parolini conferma questa capacità di intercettare gusti diversi: 57 serate e 12.710 presenze, con una media di oltre 220 spettatori a proiezione.
E poi il circo contemporaneo, che ha accompagnato il finale del festival tra il Parco Ragazzi del '99 e la città, con il Circo El Grito, il Duo Kaos e una notte bianca dedicata al circo. A chiudere il sipario è stato “Krama” del Collettivo 6TU, giovane compagnia nata nel 2021.
Un titolo che significa “lega”, in greco, e che sembra quasi una metafora involontaria di Operaestate: corpi che cercano l'equilibrio, acrobati che si sostengono, individualità che trovano una forma nello stare insieme.
Il tutto esaurito e le liste d'attesa registrate per gli appuntamenti circensi raccontano, ancora una volta, quanto siano ormai permeabili i confini tra linguaggi, generazioni e pubblici.

Tra le immagini destinate a restare c'è quella dell'apertura, con la musica dell'Orchestra di Padova e del Veneto sul Brenta e i fuochi sull'acqua. Un'immagine potente, capace di raccontare una città che vuole presentarsi oltre i propri confini, proprio mentre Bassano guarda alla candidatura a Capitale italiana della Cultura 2029.
Operaestate, in questo senso, è già una candidatura quotidiana: non fatta di slogan, ma di artisti, spettatori, luoghi e comunità che per tre mesi condividono la stessa scena.
E se un festival riesce a far crescere insieme i suoi numeri e la curiosità del pubblico, forse il dato più significativo non è quello che misura gli spettatori.
È quello, più difficile da calcolare, che misura quanto una città abbia ancora voglia di farsi sorprendere dalla cultura.

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