Calcio

Una sfida d’altri tempi. Il derby col Verona termina in parità

Giallorossi formidabili, l’Hellas impatta e non va oltre al pareggio. Padroni di casa furibondi per un rigore solare trasformato in punizione. La Grotteria superstar. Grande fairplay tra bassanesi e veronesi sugli spalti

BASSANO – HELLAS VERONA 1-1
Bassano Virtus (4-3-3): Grillo 6; Basso 6,5, Porchia 7,5, Pellizzer 7,5, Ghosheh 7,5; Lorenzini 6,5, Mateos 7,5, Caciagli 7,5 (st 28 Niada 6,5); Rodriguez 6,5 (st 36’ Longobardi sv), La Grotteria 8, Guariniello 5,5 (st 36’ Beccia sv).

A disp.: Grosso, Venitucci, Zamuner. All.: Jaconi 7.

Hellas Verona (4-3-3): De Andrade 6,5; Abbate 6,5, Vergini 6,5, Maietta 6, Anderson 6,5; Hallfredsson 6 (st 18’ Russo 5,5), Martina Rini 6,5 (st 36’ Scapini sv), Esposito 7; Pichlmann 5,5 (st 18’ Mancini 5,5), Ferrari 6, Berrettoni 5,5.
A disp.: Caroppo, Cangi, Scaglia, Garzon. All.: Mandorlini 6.
ARBITRO: Irrati di Pistoia – voto 4
RETI: st 11’ Martina Rini (HV), 24’ La Grotteria (BV)
NOTE: spettatori 3000 circa (tutto esaurito).
Ammoniti: Caciagli, Anderson
Espulsi: -.
Angoli: 2-6
Recupero: pt 2’; st. 3’.

Sono partite come queste che fanno bene al calcio. Bassano - Verona (soprattutto il primo tempo) ha il sacro potere di lasciare i tifosi interdetti, bloccati, a bocca aperta. Un’onda anomala di emozioni che si è riversata sul “Mercante” sconvolgendo quanti passano le domeniche vicini con l’anima alla formazione di Bassano del Grappa. Mai come stavolta gli assenti hanno perso, in una domenica nella quale il Soccer Team ha ritrovato la propria folgorante veemenza, dopo il fisiologico calo delle scorse settimane, proprio nella gara più importante dell’anno. Un Bassano che si conferma indigesto per l’Hellas Verona. Non è, infatti, sufficiente alla formazione scaligera il glorioso blasone, un parco giocatori formidabile e un pubblico calato in massa nella città del Grappa per avere la meglio del roccioso gruppo plasmato ad immagine e somiglianza del suo tecnico, Osvaldo Jaconi. I giallorossi , caricati a mille da una contesto che emana vampate di suggestioni da ogni centimetro quadrato di campo e tribune, mostrano muscoli, concentrazione maniacale e coraggio. Si coraggio. Perché al contrario di quanto già visto (vittoria sulla Salernitana nella gara d’andata, ad esempio) il Bassano non s’è difeso ad oltranza, cosa che peraltro sa fare meglio di tutti, e basta. No stavolta no. Stavolta le punte vere in campo sono addirittura tre (Rodriguez, La Grotteria e Guariniello) e molto spesso tutte e tre sopra la linea della palla. L’appunto tattico viene sollevato successivamente anche in sala stampa: “Ci stiamo prendendo avanti nel lavoro – dirà Jaconi – rendere questo team ancor più completo, aumentando il potere offensivo, in vista del prossimo anno”. Il risultato è una partita sontuosa dei soliti noti su cui spendiamo volentieri due parole. Con il rientro di Porchia la retroguardia ritrova i propri quattro moschettieri e diventa impenetrabile. Pellizzer un capolavoro fatto in casa di costanza ad altissimi livelli (per lui si è addirittura scomodato Pantaleo Corvino, dg della Fiorentina, presente in tribuna d’onore), e Ghosheh, mirabile la sua concentrazione e scelta di tempo. A centrocampo Caciagli e Mateos sono talmente eeeenoooormi (anche se il lottatore di Conegliano perde Martina Rini nell’occasione del vantaggio gialloblù) che è difficile parlarne. Eppoi c’è lui. Lui è Christian La Grotteria, di cui parliamo nell’articolo dedicato. Resta il fatto che a sei giornate dal termine (mentre domenica prossima è prevista una sosta) il Bassano ha guadagnato un punto (un rassicurante + 7) sul Pavia quint’ultimo in classifica.

Le scelte. Davide contro Golia, Osvaldo pensaci tu. E Osvaldo non si fa certo pregare: invece del preannunciato e pretattico 4-4-2 da trincea ecco che il navigato allenatore manda in campo Saverio Guariniello a completare un tridente magnificamente assortito con Rodriguez e il cardine d’attacco La Grotteria. Atteggiamento sfrontato figlio però di una grossa consapevolezza: il Bassano Virtus con retroguardia e centrocampo titolari è comunque una bestia difficile da stanare. La fiducia incondizionata nelle capacità dei suoi uomini da parte del mister è il primo tassello per infondere la mentalità vincente poi ammirata durante l’incontro.

Spettacolo al “Mercante”. La partenza è bruciante. Il pubblico dell’Hellas crea un’atmosfera mai respirata prima nello stadio cittadino e le reazioni sono contrapposte. Da una parte gli scaligeri traggono grande carica dai loro sostenitori, dall’altra al Bassano tremano un pochino le gambe e l’avvio è comprensibilmente affannoso, anche alla ricerca delle giuste distanze tra i reparti. In realtà la prima chance, al 2’, è di marca giallorossa con Rodriguez che viene servito da Ghosheh, che batte rapidamente un fallo laterale. L’ala cubana mette in mezzo un pallone molto insidioso sul quale La Grotteria è in ritardo. Ma in questa fase è l’Hellas a condurre le danze e mettere pressione al Soccer Team. Tanta pressione che si traduce bene presto in gol, anche se complice la mancata chiusura di Basso su Hallfredsson inizialmente e di Mateos su Martina Rini poi. Il colossale centrocampista islandese crossa in mezzo, il compagno di reparto si divincola dalla marcatura e di testa la mette alle spalle di Grillo. È l’11’, c’è tutta la gara davanti e finalmente il Bassano finisce il rodaggio. La reazione è cattiva, i giallorossi si riversano nell’area veronese ed Esposito colpisce nettamente la palla con il braccio nel tentativo di anticipare Rodriguez. L’arbitro vede l’intervento irregolare, Abbate si disinteressa dell’interruzione del direttore di gara per portare la palla verso il fallo laterale, Mateos lo insegue ed insieme a Rodriguez gli strappano la palla. Al che il forte terzino gialloblù finge di essere colpito al volto. L’arbitro non ci casca ma in compenso indica il limite dell’area. Limite dell’area? Ebbene si, di solito su questa pagine non si dà mai grande risalto all’operato arbitrale ma stavolta la buffonata ha del clamoroso. Un rigore solare diventa magicamente punizione dal limite (tra l’altro la stessa cosa capitata a Lumezzane con la minima differenza che allora il fallo di mano era apparso involontario). Pur vittima di un errore (!) macroscopico i ragazzi di Jaconi non si perdono d’animo. La posizione è comunque propizia per lo specialista Porchia: la sua conclusione è quella dei tempi migliori, la sfera carica d’effetto si stampa sull’incrocio dei pali. Ma non è finita, sulla ribattuta c’è Rodriguez appostato poco lontano dal dischetto del rigore. L’impatto con il pallone avviene con l’esterno del piede destro così la sfera gira, gira e invece di finire nel sacco si perde di poco a lato! Il Bassano non ci sta e non si arrende nemmeno alla sfortuna: è troppo splendida la cornice di pubblico, troppo importante il confronto, troppo carichi d’adrenalina gli uomini forgiati da Jaconi per gettare la spugna. Ed ecco al 24’ il solito calcio d’angolo di Matteo Caciagli giungere propizio a svoltare l’incontro: la palla supera l’ammucchiata nel cuore dell’area, da dietro arriva il Gaucho e il Gaucho da lì non sbaglia. Colpo di testa vincente che vale l’estasiante 1 a 1. I giallorossi sono carichi come molle, Caciagli e Mateos sradicano palloni su palloni, i nervi son ben saldi e l’attenzione massima per non concedere il metro che può risultare fatale alle bocche da fuoco gialloblù e nel contempo per mantenere la lucidità per innescare La Grotteria e quindi la ripartenza giusta. Al 26’ Grillo compie un miracolo, respinta di piede su conclusione di Ferrari ma è addirittura è il Soccer Team a chiudere il tempo in possesso di palla e vicinissimo al gol del vantaggio quando Rodriguez, servito da un delizioso assist di La Grotteria, si incunea in area e calcia addosso a De Andrade in uscita disperata in quella che può essere segnata quale occasione più limpida della partita.

Meno intensità, meno occasioni. Dopo una prima frazione giocata sopra le proprie forze entrambe le formazioni non riescono a produrre lo stesso sforzo anche nella ripresa. Nei primi dieci minuti c’è un’opportunità per parte (fucilata di Martina Rini e colpo di testa di La Grotteria servito da uno splendido traversone di Rodriguez). Ma i ritmi sono chiaramente più blandi, il Verona non trova sbocchi così Mandorlini prova a sferzare i suoi inserendo un’attaccante esterno, Mancini, e un centrocampista offensivo, Russo. A far loro posto sono Pichlmann che lontano dal cuore dell’area ha reso pochissimo e Hallfredsson, claudicante. Al 21’ è il difensore centrale Vergini a sbagliare un gol fatto sparando di testa addosso a Grillo dopo che il suo improvviso sopraggiungere ha sorpreso la difesa giallorossa. Ma è una situazione estemporanea come la punizione di Porchia che De Andrade neutralizza con qualche patema. La palla passa poi a Jaconi che toglie Caciagli, ammonito e meno lucido per le energie spese, per Niada. Il cambio è anche sintomatico del fatto, le punte in campo rimangono tre, che il mister crede fortemente nella possibilità di vittoria dei suoi. Solo al 36’ il coach ridisegna la squadra: fuori gli attaccanti esterni Guariniello, un po’ in ombra, e Rodriguez, più vivace e pericoloso, per Longobardi e Beccia. Ora è un 4-4-2 con Beccia esterno a sinistra, Lorenzini a destra e la coppia La Grotteria-Longobardi pronti a spalleggiarsi in prima linea. Ma ormai il destino del match è segnato e nonostante i rispettivi sforzi, i due portieri non devono sforzarsi più di tanto per salvaguardare le rispettive porte.

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