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Tensioni al Centro Studi, il caso «Aura Battle» accende il Consiglio comunale

L’assessore Campagnolo difende i controlli della Polizia locale: «Nessun ordine di scioglimento, siamo intervenuti su segnalazione dei genitori»

Il caso dell’«Aura Battle» è approdato in Consiglio comunale. L’assessore alla Sicurezza Alessandro Campagnolo ha ricostruito l’intervento del 16 ottobre davanti al Centro Studi, respingendo le accuse sul proprio comportamento. «I genitori erano preoccupati», ha spiegato, rivendicando le ragioni della sua presenza e negando di aver ordinato lo scioglimento del gruppo di studenti. Una replica dai toni accesi, nella quale ha espresso tutta la propria amarezza per le contestazioni ricevute.
La vicenda, nella ricostruzione di Campagnolo, comincia giovedì 15 ottobre, intorno alle 13, con la telefonata di un sindaco del territorio. La segnalazione riguarda un appuntamento fissato per il giorno successivo al Centro Studi: si chiama «Aula Battle» ed è stato lanciato attraverso i social network, con messaggi che circolano rapidamente tra gli studenti attraverso i telefoni cellulari. L’invito è rivolto a tutti i ragazzi. A far scattare l’allarme sono soprattutto le preoccupazioni di alcuni genitori, che hanno intercettato casualmente l’iniziativa e temono che possa degenerare in un problema di sicurezza.
L’assessore alla Sicurezza Alessandro Campagnolo mentre replica alle accuse. ( Foto Bassanonet.it )
L’assessore alla Sicurezza Alessandro Campagnolo mentre replica alle accuse. ( Foto Bassanonet.it )

A rendere il quadro più delicato, ricorda l’assessore, ci sono anche gli episodi analoghi verificatisi nelle settimane precedenti a Vicenza e Castelfranco Veneto. Campagnolo si attiva quindi contattando il commissario di pubblica sicurezza di Bassano e informando il sindaco Nicola Finco. Per la mattina successiva vengono predisposte due pattuglie della Polizia locale, presenti dalle 8. Un elemento che sottolinea è l’assenza di comunicazioni ufficiali da parte degli organizzatori: né le istituzioni né le forze dell’ordine, afferma, erano state informate dell’iniziativa.

Il 16 ottobre Campagnolo è davanti al Centro Studi e vi rimane fino alle 11, seguendo la situazione e mantenendo i contatti con Polizia, Carabinieri e dirigenza del servizio. La sua presenza, spiega, ha una ragione precisa: prevenire possibili problemi e garantire la sicurezza di tutti gli studenti, anche di quelli che non intendono partecipare al raduno. La libertà di manifestare non è in discussione, precisa, ma deve convivere con il rispetto delle regole e con la tutela degli altri ragazzi.
Intorno alle 12.30, con l’uscita delle prime classi, la situazione si movimenta. Campagnolo riferisce di insofferenza da parte di alcuni studenti per la presenza delle forze dell’ordine e di un tentativo di spostare l’iniziativa all’interno del plesso, così da evitare i controlli. Il tentativo, secondo la sua ricostruzione, non va a buon fine. Agli agenti vengono rivolti insulti e imprecazioni. Poco dopo, mentre aumenta il flusso degli studenti in uscita e i genitori arrivano a prendere i figli, l’assessore riferisce di aver ricevuto ringraziamenti da alcune famiglie. Diversi autobus, aggiunge, partono insolitamente vuoti.
Il passaggio centrale della vicenda arriva intorno alle 13.10. Un agente della Polizia locale segnala all’assessore che, a breve distanza, si sta formando rapidamente un nuovo gruppo di ragazzi. Campagnolo raggiunge il luogo insieme ad alcuni docenti preoccupati e afferma di aver riconosciuto tra i presenti almeno tre persone che ritiene note per attività di spaccio. Decide quindi di avvicinarsi direttamente al gruppo e di parlare con un giovane che gli appare come il coordinatore, chiedendogli di seguirlo per capire che cosa stia accadendo.

È su questo episodio che si concentra la difesa dell’assessore. Campagnolo sostiene di essersi mosso autonomamente, per parlare con i ragazzi e comprendere la situazione e avrebbe chiesto al ragazzo che sembrava essere il coordinatore dell’evento di seguirlo per delle delucidazioni e spiega che avrebbe potuto benissimo opporsi. Aggiunge che né il sindaco Finco né la dirigente del servizio erano stati informati preventivamente di quella specifica iniziativa, maturata sul posto e in pochi minuti.
L’assessore respinge anche la ricostruzione secondo cui il suo intervento avrebbe provocato un fuggi-fuggi tra gli studenti, spaventati dalla possibilità di essere identificati. È il punto sul quale la sua risposta si fa più dura. Campagnolo considera ingiusto che la presenza delle istituzioni, sollecitata dalle preoccupazioni delle famiglie, sia diventata a sua volta motivo di contestazione. Il ragionamento è netto: non si può chiedere alle istituzioni di attivarsi davanti a un possibile problema di sicurezza e poi accusarle per averlo fatto.

A sostegno della necessità di un presidio attento, richiama anche la rapidità con cui questi gruppi possono organizzarsi attraverso i social, disperdersi e ricomporsi in luoghi diversi nel giro di pochi minuti. Una dinamica che, a suo giudizio, rende difficile prevedere gli sviluppi e impone alle istituzioni di non sottovalutare i segnali di rischio.
Nella parte conclusiva del suo intervento Campagnolo torna sul diritto degli studenti a manifestare, esprimere il proprio pensiero e organizzare cortei. Diritti che riconosce, ma che, insiste, non possono prescindere dalla sicurezza e dall’incolumità degli altri. Richiama inoltre i quarant'anni trascorsi nella direzione di servizi, sottolineando di non aver mai registrato incidenti.
La questione resta concentrata sul confine tra prevenzione, responsabilità politica e competenze delle forze dell’ordine. Da una parte le contestazioni sulle modalità dell’intervento, dall’altra la versione di Campagnolo, che distingue la propria iniziativa personale da qualsiasi ordine impartito agli agenti. In Consiglio l’assessore non mostra intenzione di arretrare: rivendica di essersi attivato dopo le segnalazioni delle famiglie e considera ingiusto essere finito sotto accusa proprio per aver cercato, nella sua ricostruzione, di prevenire una possibile situazione di pericolo.

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