Geopolitica

La strategia del logoramento: Pechino intensifica le pressioni diplomatiche su Taiwan

Tra isolamento diplomatico e pressioni sugli alleati, Pechino punta a ridurre progressivamente lo spazio internazionale di Taipei

Sebbene Taiwan rivesta un’importanza strategica ed economica di primo piano nello scenario internazionale, l’isola continua a non essere riconosciuta diplomaticamente dalla maggior parte degli Stati del mondo. Attualmente soltanto una dozzina di Paesi riconosce ufficialmente Taiwan. Anche gli Stati Uniti, pur essendo stretti alleati di Taipei, non riconoscono formalmente l’isola. Washington, tuttavia, in assenza di relazioni diplomatiche ufficiali, rappresenta il principale sostenitore internazionale di Taiwan e il suo principale fornitore di armi.
Secondo alcuni analisti, nel corso degli ultimi anni, diversi Paesi che intrattenevano relazioni diplomatiche con Taiwan sono stati sottoposti a pressioni da parte della Cina, con l’obiettivo di indurli ad interromperne il riconoscimento. Le decisioni di interrompere tali relazioni sarebbero state determinate, da un lato, alle promesse di assistenza allo sviluppo e di cooperazione avanzate da Pechino e, dall’altro, a valutazioni di convenienza legate a considerazioni geopolitiche ed economiche nel contesto delle relazioni internazionali.
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il suo omologo Alpha Barry, allora ministro degli Esteri del Burkina Faso, partecipano alla cerimonia di firma dell'accordo per l’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, a Pechino, il 26 m
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il suo omologo Alpha Barry, allora ministro degli Esteri del Burkina Faso, partecipano alla cerimonia di firma dell'accordo per l’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, a Pechino, il 26 m

In passato, alcuni Paesi che mantenevano relazioni diplomatiche con Taiwan avrebbero inoltre avanzato richieste di ingenti aiuti finanziari, successivamente respinte da Taipei poiché ritenute incompatibili con quanto previsto dalle leggi di Taipei in materia di cooperazione e aiuti internazionali. Anche tali circostanze avrebbero contribuito alla rottura delle relazioni diplomatiche con Taipei.
Negli ultimi dieci anni, diversi Paesi si sono spostati dalla sfera d’influenza di Taiwan a quella cinese: Sao Tome and Principe (2016), Panama (2017), Repubblica Domenicana (2018), Burkina Faso (2018), El Salvador ((2018), Kiribati (2019), Solomon Islands (2019), Nicaragua (2021), Nauru (2024).
In un articolo pubblicato il 1° settembre scorso, il quotidiano “The Guardian” ha riferito che Pechino aveva espresso serie preoccupazioni per la partecipazione di Taiwan all'annuale Forum delle Isole del Pacifico, tenutosi a Palau. Nell’occasione, la Cina aveva avvertito che vi sarebbero state delle "conseguenze" dopo la presenza dell'isola alla cerimonia di apertura dell'evento.
Nel corso degli anni, Pechino avrebbe contribuito molto a ridurre il numero di Paesi insulari del Pacifico che mantengono relazioni ufficiali con Taipei. Attualmente soltanto tre Stati della regione continuano a riconoscere Taiwan: Palau, Tuvalu e le Isole Marshall.
La Cina considera Taiwan come parte integrante del proprio territorio e si oppone alla partecipazione dell'isola – che dispone di un governo autonomo – alle organizzazioni internazionali, nonché allo sviluppo di relazioni e scambi ufficiali con altri Paesi. Il principio dell'«unica Cina» costituisce il fondamento politico su cui si basano le relazioni tra la Cina e tutti i Paesi con cui essa intrattiene rapporti ufficiali.
Un ulteriore episodio si è verificato, alla fine del mese scorso, quando il Pakistan ha temporaneamente chiuso il proprio spazio aereo alle compagnie taiwanesi, per poi revocare successivamente la restrizione.
Secondo quanto dichiarato dal viceministro degli Esteri di Taiwan Chen Ming-chi, vi sarebbe “il sospetto che dietro tutto ciò ci sia la Cina”. Il rappresentante del governo di Taipei ha avanzato questa ipotesi dopo aver confermato la temporanea chiusura e la successiva riapertura dello spazio aereo pakistano.
China Airlines ed EVA Air, entrambe con base a Taiwan, sorvolano solitamente il Pakistan durante le tratte che collegano l'Asia all'Europa, ma lo scorso fine settimana le compagnie hanno iniziato a modificare le rotte verso il continente europeo, scegliendo percorsi alternativi: più a sud, sopra il Golfo, oppure più a nord, attraverso lo spazio aereo russo.
Ad aprile, le Seychelles, le Mauritius e il Madagascar avevano revocato i permessi di sorvolo concessi all'aereo del presidente taiwanese Lai Ching-te, diretto in Eswatini, l'unico alleato africano di Taipei. La decisione aveva costretto il presidente a rinviare il viaggio.
Taiwan non intrattiene relazioni diplomatiche formali con il Pakistan, che vanta invece stretti legami con la Cina. Islamabad e Pechino intrattengono da decenni strette relazioni diplomatiche e strategiche, descrivendo spesso il loro partenariato come un’«amicizia incrollabile», definita «più alta dell’Himalaya, più profonda degli oceani, più dolce del miele e più forte dell’acciaio».
La Cina rappresenta il principale partner commerciale del Pakistan e uno dei suoi maggiori investitori, in particolare attraverso il Corridoio economico Cina-Pakistan. Pechino ha destinato decine di miliardi di dollari al finanziamento di imponenti progetti nei settori dei trasporti, dell’energia e delle infrastrutture.
Qualora confermate, le presunte azioni di pressioni e influenza della Cina nei confronti di alcuni Paesi potrebbero delineare una strategia che non punta necessariamente a una battaglia decisiva o a una conquista territoriale, quanto piuttosto a esercitare una pressione costante, ambigua e logorante. Anziché cercare la vittoria attraverso la distruzione militare, Pechino sembrerebbe mirare al raggiungimento di risultati politici attraverso la paralisi: processi decisionali rallentati, indebolimento delle alleanze e a una rimodulazione della percezione del rischio.

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