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Sanità

Liste d'attesa e sanità privata, il blitz della Regione nel Bassanese

Accreditate cinque nuove strutture nel Vicentino con sanità sempre più orientata verso il privato. Esplode la protesta: "Tsunami di privatizzazione"

Pubblicato il 23 lug 2026
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Un nuovo tassello si aggiunge al puzzle della sanità veneta, e ancora una volta il baricentro dell'operazione è il territorio vicentino.
La Regione ha dato via libera all'accreditamento di sei nuovi ambulatori privati: cinque di questi apriranno i battenti in provincia di Vicenza, distribuiti tra Costabissara, Valdagno, due a Montecchio Maggiore e uno proprio qui, a Bassano del Grappa.

Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale.

Un provvedimento che riaccende i riflettori sul rapporto tra gestione pubblica ed erogazione privata delle cure nell'Ulss 7 Pedemontana e, più in generale, su scala regionale.

A sollevare il caso è Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale, che parla senza mezzi termini di un meccanismo innescato dalle stesse criticità dell'azienda sanitaria: "I nuovi accreditamenti sono l'esito di richieste dell'Ulss. Questo significa che, in particolare nel Vicentino, la sanità pubblica ammette le sue grandi difficoltà. È un meccanismo inquietante: il pubblico si arrende e dice di avere bisogno del privato per abbattere le liste d'attesa".

Un "tsunami di privatizzazione", secondo la definizione dell'esponente di AVS, che troverebbe riscontro nei numeri ufficiali della relazione sociosanitaria regionale 2025. Nel 2024, a fronte di un budget sanitario pubblico complessivo di 12,2 miliardi di euro, 2 miliardi sono stati assorbiti dalle strutture private convenzionate (il 16,5% del totale). A questi vanno sommati 4,11 miliardi di euro spesi direttamente dai cittadini per visite ed esami a pagamento (out of pocket).

Il bilancio tracciato dall'opposizione mostra così come, su un volume complessivo di 16 miliardi movimentati della sanità veneta, 6 miliardi finiscano nel comparto privato. Un'incidenza che porta la spesa media pro capite dei cittadini veneti per la sanità privata a 847 euro all'anno, ben al di sopra della media nazionale di 730 euro.

"Siamo di fronte a un sistema che ha perso nei fatti la sua natura universale e che, con questi nuovi accreditamenti, va nella direzione sbagliata – conclude Cunegato –. Non bisogna favorire la privatizzazione, bisogna investire nel pubblico per garantire a tutti il diritto alla salute".

La palla passa ora alla politica regionale e alla direzione sociosanitaria per capire quali impatti concreti avranno le nuove strutture sulle liste d'attesa della Pedemontana.

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