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Scuola

Social vietati ai minori di 14 anni: la proposta parte dagli studenti del Veneto

A chiedere nuove regole non sono genitori o insegnanti, ma gli stessi ragazzi della Consulta regionale: stop all'accesso fino ai 14 anni e percorsi formativi obbligatori fin dalle scuole primarie

Pubblicato il 09 lug 2026
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Il dibattito sull’impatto dei social network su bambini e adolescenti entra in una nuova fase. Negli ultimi anni le piattaforme digitali sono finite sempre più spesso al centro del confronto pubblico per gli effetti che possono avere sulla crescita, sulle relazioni sociali e sull’equilibrio psicologico dei più giovani.
Famiglie, scuole e istituzioni sono alla ricerca di strumenti capaci di affrontare un fenomeno che accompagna ormai la quotidianità di milioni di ragazzi. La novità, questa volta, è che a chiedere regole più rigorose non sono soltanto gli adulti, ma gli stessi studenti, che invocano nuovi limiti e un investimento maggiore sull’educazione digitale.
La Consulta studentesca del Veneto, organismo istituzionale che rappresenta circa 700 mila studenti della regione, ha approvato all’unanimità una proposta che punta a vietare l’accesso ai social network ai minori di 14 anni.

L’iniziativa si inserisce in un confronto nazionale già aperto anche dalla posizione del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, orientata verso l’introduzione di un limite anagrafico fissato a 15 anni.
Secondo un’indagine condotta tra la popolazione studentesca regionale, i ragazzi trascorrerebbero mediamente circa cinque ore al giorno sui social network.
L’iniziativa degli studenti veneti si sviluppa su due direttrici. La prima riguarda il blocco dell’accesso alle piattaforme fino al compimento del quattordicesimo anno di età, con l’obiettivo di tutelare la crescita psicologica e relazionale dei bambini.
La seconda riguarda invece l’educazione: viene chiesto un percorso formativo obbligatorio sull’utilizzo critico e consapevole dei media digitali, da avviare fin dalla scuola primaria e da proseguire nella scuola secondaria di primo grado.
Secondo gli studenti, infatti, un semplice divieto rischierebbe di non essere sufficiente se non accompagnato da strumenti educativi capaci di spiegare ai più giovani rischi e opportunità della rete. L’obiettivo dichiarato non è demonizzare la tecnologia, considerata una risorsa importante, ma riportarla a una dimensione equilibrata nella vita quotidiana.
Tra gli aspetti più concreti della proposta c’è anche il tema della verifica dell’età. Per evitare che il limite venga aggirato attraverso false dichiarazioni, gli studenti suggeriscono l’utilizzo della Carta d’Identità Elettronica e dei sistemi informatici del Ministero dell’Interno, così da garantire un controllo reale e certificato al momento dell’iscrizione alle piattaforme.
Alla base dell’iniziativa c’è anche una riflessione maturata dagli stessi giovani. Il coordinatore regionale delle Consulte, Alessandro Gianesini, ha evidenziato come quella attuale sia la prima generazione cresciuta con i social presenti fin dall’infanzia.
Un’esperienza che, secondo gli studenti, ha comportato anche un prezzo: meno tempo dedicato alle relazioni dirette e alla socialità fuori dallo schermo. Da qui nasce la richiesta di ristabilire un equilibrio tra dimensione digitale e vita reale.
L’iniziativa ha trovato anche il sostegno del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, che ha richiamato le preoccupazioni espresse da numerosi professionisti della salute mentale sui possibili effetti di un utilizzo precoce e incontrollato dei social, tra cui ansia, dipendenza e fragilità relazionali.
Secondo Stefani, la tutela dei minori deve diventare una responsabilità condivisa tra istituzioni, famiglie e piattaforme digitali, anche considerando l’assenza di strumenti realmente efficaci per verificare l’età degli utenti.
La posizione della Consulta studentesca del Veneto aggiunge così un elemento nuovo a un confronto destinato a proseguire. Per anni la discussione sui social è stata guidata soprattutto dagli adulti; oggi, invece, a chiedere regole più severe sono gli stessi ragazzi cresciuti nell’era degli smartphone.
Il messaggio degli studenti è chiaro: servono limiti, ma il divieto da solo non basta. Accanto alle regole chiedono formazione, consapevolezza e strumenti per imparare a usare la tecnologia senza esserne dominati.
Una doppia strada, fatta di responsabilità ed educazione, con cui una generazione cresciuta con le piattaforme digitali come presenza quotidiana prova a costruire un rapporto nuovo con il digitale: non una rinuncia alla tecnologia, ma la ricerca di un equilibrio più sano.

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