Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 04-06-2014 17:17
in Cronaca | Visto 2.932 volte

Mose, maremoto giudiziario

L'arresto del sindaco di Venezia Orsoni, dell'assessore regionale Chisso e di altre 33 persone: un nuovo clamoroso capitolo sugli appalti illeciti in Veneto. Chiesto l'arresto anche per Galan e per l'eurodeputata uscente Lia Sartori

Mose, maremoto giudiziario

fonte immagine: mosevenezia.eu

E' un'autentica ondata di acqua alta giudiziaria quella che sugli appalti del Mose a Venezia ha portato oggi all'arresto di 35 persone, tra cui alcuni nomi eccellenti della politica regionale. La Guardia di Finanza ha eseguito 35 ordinanze di custodia cautelare, emesse dal Gip della Procura di Venezia Alberto Scaramuzza, per accuse a vario titolo che vanno dalla corruzione al finanziamenti illecito e alla frode fiscale e che riguardo alla politica vede coinvolto nell'inchiesta uno schieramento assolutamente bipartisan.
Tra i nomi eccellenti destinatari delle ordinanze di custodia cautelare: il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, eletto nel 2010 col Partito Democratico (ai domiciliari); l'assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso, di Forza Italia; il consigliere regionale del Pd Giampiero Marchese. La Procura, che ha iscritto nel registro degli indagati un centinaio di persone, ha richiesto anche l’arresto per l’ex governatore del Veneto ed ex ministro Giancarlo Galan, oggi deputato di Forza Italia e per il quale è necessaria l'autorizzazione della apposita commissione delle immunità parlamentari. Una analoga richiesta di arresto è stata presentata nei confronti di Lia Sartori, europarlamentare uscente di Forza Italia.
La Fiamme Gialle hanno sequestrato beni per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro. L’ex comandante della Gdf del Veneto Bruno Buratti ha spiegato, come apprendiamo dalle agenzie di stampa, che il sistema corruttivo e di finanziamento illecito scoperchiato dalle indagini “ha prodotto 25 milioni di euro di fondi neri” e di questi si è “accertata la destinazione” risalendo a “responsabilità soggettive”.
Secondo l'impianto accusatorio, un consistente giro di tangenti - collegato agli appalti del sistema di dighe mobili progettato per difendere Venezia dall’acqua alta e realizzato dal Consorzio Venezia Nuova quale concessionario unico - avrebbe alimentato il classico meccanismo dei fondi neri “utilizzati per le campagne elettorali e, in parte, anche per uso personale da parte di alcuni politici”, con “elargizioni illegali” di cui avrebbero beneficiato persone di entrambi gli schieramenti.
Riguardo agli altri indagati raggiunti dalla misura restrittiva in carcere, si tratta di Giovanni Artico, collaboratore di Renato Chisso; Stefano Boscolo “Bacheto”, Gianfranco Contadin detto Flavio, Maria Brotto, Enzo Casarin, Gino Chiarini, Patrizio Cuccioletta, Luigi Dal Borgo, Giuseppe Fasiol, Francesco Giordano, Vincenzo Manganaro, Manuele Marazzi, Giampietro Marchese, Alessandro Mazzi, Roberto Meneguzzo, Franco Morbiolo, Luciano Neri, Maria Giovanna Piva, Emilio Spaziante, Federico Sutto, Stefano Tomarelli, Paolo Venuti.
Agli arresti domiciliari, oltre al già citato sindaco Orsoni: Lino Brentan (no legato a Consorzio Venezia Nuova), Alessandro Cicero, Corrado Crialese, Nicola Falconi, Vittorio Giuseppone, Dario Lugato, Andrea Rismondo, Danilo Turato.
Si tratta del clamoroso seguito della prima tranche dell'inchiesta partita ancora tre anni fa e collegata agli appalti del Mose, che nel febbraio del 2013 aveva portato all'arresto dell'allora Ad di Mantovani Spa Piergiorgio Baita, del direttore amministrativo del Gruppo Mantovani Nicolò Buson, dell'imprenditrice di Adria Infrastrutture e già assistente di Galan Claudia Minutillo e del presidente della Bmc Broker di San Marino William Colombelli oltre all'arresto, in una fase successiva,dell'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati.
Secondo gli inquirenti, nel giro degli appalti per il Mose sarebbero stati almeno 20 milioni di tangenti, occultati in conti esteri e indirizzati alla politica, motivazione che ha fatto scattare all'alba di questa mattina l'operazione.
Tra gli altri personaggi di spicco nel sopra riportato elenco degli arrestati di oggi: i due ex presidenti del Magistrato alle Acque, emanazione del Ministero delle infrastrutture, Patrizio Cuccioletta e Maria Giovanna Piva; il presidente del Coveco, cooperativa consorziata in CVN (Consorzio Venezia Nuova) Franco Morbiolo; il generale in pensione della Guardia di Finanza Emilio Spaziente; il dirigente della sezione strade e autostrade della Regione Giuseppe Fasiol e il vicentino Roberto Meneguzzo, fondatore e amministratore della holding Palladio Finanziaria Spa.
Il sindaco di Venezia Orsoni deve rispondere di finanziamento illecito relativo alla sua campagna elettorale per le comunali del 2010. Secondo le accuse, avrebbe ricevuto 50mila euro di persona da Giovanni Mazzacurati e Federico Sutto, rispettivamente dirigente e dipendente del Consorzio Venezia Nuova, entrambi coinvolti nell’inchiesta. “Accuse poco credibili”, affermano i legali di Orsoni Daniele Grasso e Mariagrazia Romeo che esprimono “preoccupazione per l’iniziativa assunta” e confidano “in un tempestivo chiarimento” della posizione del loro assistito “sul piano umano, professionale e istituzionale”.
“No comment” da parte di Giancarlo Galan, presidente della Commissione cultura della Camera che, come fa sapere la sua portavoce Francesca Chiocchetti, “è a Roma e non ha potuto ancora vedere le carte”.
L'ex presidente della Regione è indagato dalla Procura di Venezia con l’accusa di aver ricevuto fondi illeciti per almeno 800mila euro dal Consorzio Venezia Nuova (Cvn) sempre nell’ambito delle opere del Mose.
Sempre secondo i riscontri investigativi, le dazioni di denaro, proveniente da fondi neri realizzati dal Consorzio e dalle società che agivano in esso, risalirebbero agli anni tra il 2005 e il 2008, quando Galan era al terzo mandato da governatore del Veneto, e al 2012.
Il reato specifico contestato a Galan, all'assessore regionale Renato Chisso e a un paio di funzionari della Regione Veneto è di corruzione contro i doveri d’ufficio.

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