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GEOPOLITICA

Il Canale di Panama tra potere, commercio e clima

Il Canale al centro delle tensioni geopolitiche per il controllo di una delle rotte strategiche del commercio mondiale

Pubblicato il 19 set 2026 · Visto 359 volte

Elvio Rotondo · Contributor

Il Canale di Panama rimane una delle principali rotte del commercio globale e della logistica marittima. Con l'intensificarsi delle rivalità tra grandi potenze e il crescere delle incertezze economiche, politiche e ambientali, il Canale rimane al centro dell'attenzione.

Una nave mercantile scortata attraverso il canale di Panama. (Immagine: Pich Urdaneta)

Tra la fine di dicembre 2024 e l'inizio di gennaio 2025, Donald Trump ha dichiarato più volte l'intenzione di "riprendere" il controllo del Canale di Panama, adducendo diverse motivazioni. In primo luogo, ha criticato quelli che ha definito pedaggi eccessivi imposti alle navi statunitensi in transito, sostenendo che penalizzino ingiustamente gli interessi economici degli Stati Uniti.

Le relazioni tra gli Stati Uniti e Panama sono state generalmente solide sin dall'indipendenza di Panama nel 1903. I legami bilaterali affondano le radici, in larga misura, nelle relazioni sviluppatesi tra i due paesi durante il periodo in cui gli Stati Uniti controllavano il Canale di Panama e ospitavano diverse basi militari statunitensi sul territorio panamense. Gli Stati Uniti costruirono e gestirono il Canale di Panama per gran parte del XX secolo, prima di trasferirne il controllo a Panama in virtù di due trattati firmati nel 1977. Tali trattati miravano, in parte, ad affrontare le crescenti tensioni bilaterali e il sentimento antiamericano legati al controllo statunitense del territorio panamense, garantendo al contempo un "regime di neutralità" nelle operazioni del canale.

Panama rimane una delle principali rotte commerciali e un nodo strategico per gli investimenti statunitensi.

Negli ultimi anni il coinvolgimento cinese in progetti infrastrutturali nell'area circostante la via d'acqua era aumentato. Il presidente Donald Trump aveva più volte affermato che la Cina "gestiva" il Canale di Panama e aveva minacciato di riprenderne il controllo per contrastare quella che considera una crescente influenza di Pechino.

Lo scorso anno, il governo panamense ha adottato importanti decisioni politiche che hanno spostato gli equilibri a favore di Washington. Innanzitutto, ha annunciato che non avrebbe rinnovato la propria partecipazione alla Belt and Road Initiative (BRI) cinese, progetto a cui aveva aderito nel 2017. Tale ritiro segna un netto distacco da Pechino e invia un segnale forte agli Stati Uniti, che consideravano l'iniziativa uno strumento attraverso il quale la Cina poteva espandere l'influenza cinese in America Latina.

Successivamente, il Procuratore Generale di Panama ha sostenuto pubblicamente la revoca della concessione accordata nel 1997 a CK Hutchison Holdings per la gestione dei porti di Balboa e Cristóbal, un contratto che era stato rinnovato per altri 25 anni nel 2021. Questa mossa ha aperto la strada a una riconfigurazione del controllo sulle infrastrutture portuali strategiche, limitando di fatto la presenza cinese nell'area del canale.
Per tutta risposta la Cina, secondo alcune fonti, nel mese di marzo scorso, avrebbe disposto controlli nei suoi porti, facendo registrare un aumento anomalo e drastico del numero delle navi battenti bandiera panamense sottoposte a fermo. Questi blocchi sarebbero stati disposti tramite direttive informali, con l'obiettivo deliberato di punire Panama per il trasferimento delle attività portuali della società Hutchison.
La posizione di Panama di fronte alle pressioni degli USA appare assolutamente delicata, vista la capacità di Washington di influenzare le scelte strategiche del Paese. Panama è, insieme alla Costa Rica, uno dei due Paesi dell'America Latina ad aver abolito il proprio esercito permanente, mantenendo tuttavia una piccola forza di sicurezza paramilitare. Tale scelta è avvenuta in seguito all'invasione statunitense nel 1989, che portò al rovesciamento della dittatura militare allora al potere a Panama.

Nel 2024 sono transitate attraverso il Canale merci per un valore di circa 270 miliardi di dollari. Il passaggio ha rappresentato il 40% di tutto il traffico di container degli Stati Uniti e il 2,5% dell'intero commercio marittimo globale. Quest'anno, secondo l'ACP, tale quota è salita al 5% del commercio marittimo globale, con il 70% destinato agli Stati Uniti o proveniente da essi.

Per attraversare il Canale, lungo 77 chilometri e collegato all’Oceano Atlantico e al Pacifico, le navi devono superare un dislivello di 26 metri. Le imbarcazioni attraversano un sistema di chiuse che consente loro di innalzarsi e abbassarsi rispetto al livello del mare: un sistema ingegnoso che sfrutta la gravità per regolare il livello dell’acqua e permettere il passaggio delle navi.
Il viaggio attraverso il Canale di Panama dura dalle 8 alle10 ore e ogni anno vi transitano oltre 14.000 navi. Il pedaggio è elevato, ma il transito rimane comunque più conveniente rispetto alla circumnavigazione del Sud America.

A condizionare la gestione del Canale di Panama non sono solo le questioni legate alla geopolitica, ma anche quelle derivanti dal cambiamento climatico.
Il numero di imbarcazioni autorizzate a transitare nel Canale ogni giorno è infatti diminuito a causa dei bassi livelli dell'acqua. Nei primi giorni del mese di settembre, il transito giornaliero consentito nel Canale è stato ridotto a sole 34 imbarcazioni, a fronte di una capacità abituale fino a 40 unità al giorno. Successivamente, il limite è stato ridotto ulteriormente a 32 imbarcazioni.

L'ente che gestisce la via navigabile ha affermato che le nuove restrizioni erano necessarie, mentre il Paese si preparava ad affrontare livelli idrici più bassi a causa del fenomeno meteorologico El Niño.
Nell'area del canale, le precipitazioni registrate tra maggio e agosto sono risultate inferiori del 34% rispetto alla media storica; l'autorità ha inoltre segnalato che El Niño potrebbe ridurle ulteriormente.