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MUSICA

L'arrivederci in festa dell'AMA Music Festival

Domenica 30 agosto, ospiti d'onore sono stati i Franz Ferdinand, a chiudere il fitto programma della manifestazione di casa a Romano d'Ezzelino

Pubblicato il 1 set 2026 · Visto 238 volte

Laura Vicenzi · Giornalista

Chiusura in festa domenica 30 agosto, al Parco di Villa Negri di Romano d'Ezzelino, per AMA Music Festival.
Giù il sipario con ospiti d’onore i Franz Ferdinand, al termine di un'edizione 2026 come di consueto di costruita in due tempi, il primo, a luglio, con un programma di quattro giornate che ha registrato circa 17 mila presenze e un carnet di concerti che ha attraversato territori musicali molto diversi: dai Punkreas, Derozer, Persiana Jones e Shandon della giornata dedicata al punk agli Scorpions e ai Saxon; da Alice Cooper e The Damned fino ad Alex Britti e Damien McFly.

Franz Ferdinand, all'Ama Music Festival di Romano d'Ezzelino (fonte Facebook)

Ad agosto il festival ha articolato le sue serate richiamando migliaia e migliaia di appassionati tra proposte dance, elettronica, rock, indie e musica dedicata all’intrattenimento, una varietà che ha contribuito efficacemente a modificare la fisionomia della manifestazione e del suo pubblico, rendendola accessibile anche a chi non sceglierebbe necessariamente un festival costruito su grandi nomi. Ben tre le serate offerte al pubblico a ingresso gratuito.
Forte e intensa la presenza del secondo palco, un Flynet Stage che ha contribuito a costruire una programmazione parallela con artisti e proposte sempre interessanti.

Alan Walker ha aperto questa seconda parte estiva, seguito da Subsonica, Ralf, Spiller e DB Boulevard; poi è stata la volta di Bluvertigo, Sarafine e TonyPitony, e di Gigi D'Agostino con Samuel Dj Set e Roberto Molinaro; sabato 29 agosto sono saliti sul palco principale Le Vibrazioni, The Diplomatics e Voglio Tornare Negli Anni '90.
Domenica sera, prima di Alex Kapranos e soci sono stati protagonisti con un’apertura a impatto The Molotovs, seguiti da The Kooks.
I primi, formazione londinese nata attorno ai fratelli Mathew e Issey Cartlidge, hanno attraversato punk, garage, new wave e indie fino all'esordio di successo con Wasted On Youth, uscito nel 2026. Con The Kooks più tardi si è fatto un tuffo nella stagione dell'indie britannico di inizio Duemila. Naive, She Moves in Her Own Way, Always Where I Need to Be: canzoni che hanno trasformato la band di Brighton in una delle formazioni più riconoscibili di quel decennio. Il recente Never/Know, uscito nel 2025, aggiunge un nuovo capitolo alla loro storia.
Alle ore 22 è scoccato il tempo dei Franz Ferdinand, band scozzese nata a Glasgow nel 2002 appartenente alla storia recente del rock internazionale, che ha costruito la propria riconoscibilità su un linguaggio capace di tenere insieme chitarre, ritmo, immediatezza e una certa idea fisica della musica dal vivo. A oltre vent'anni dall’esordio col botto che tutti ricordano, il gruppo è approdato a Romano d'Ezzelino con il repertorio storico e con il recente The Human Fear, pubblicato nel 2025.

Il gruppo si è annunciato con l'attacco di The Dark of the Matinée, poi un'ora e mezza abbondante di musica, con una scaletta costruita attraversando oltre vent'anni di repertorio e una band che ancora oggi sembra avere come principale caratteristica l'impossibilità di essere collocata dentro una sola definizione: post-punk, certo, ma anche rock, funk, new wave, elettronica, disco e pop, in un movimento continuo tra questi territori.
Dentro le stesse canzoni i ritmi cambiano, le chitarre e la batteria diventano più secche e aggressive, oppure lasciano spazio a una pulsazione da disco; nei loro pezzi si susseguono accelerazioni improvvise, rallentamenti, momenti soft e altri costruiti per essere cantati in coro, come successo per No You Girls e Do You Want To. Brani come Michael hanno rimesso al centro una componente più fisica, e con Ulysses e Hooked hanno spostato la scena verso territori più rockeggianti.
Senza fretta, il tragitto per arrivare all'attesa Take Me Out, che ha segnato uno dei momenti collettivi, band e pubblico all’unisono, più intensi della serata.
Alla guida della macchina Alex Kapranos: indossato un giubbotto dalle tonalità metalliche, da eterno ragazzo trasportato nel presente, il cantante si è impadronito della scena muovendosi senza tregua. La sua voce cambia registro e atteggiamento, da una vocalità nervosa e spezzata a momenti più melodici, fino a una dimensione quasi da crooner. Una versatilità quella dei Franz Ferdinand che si fa impronta sonora e che definisce in modo inequivocabile l'identità della band.
La parte finale del concerto ha confermato la generosità del gruppo. Numerosi i brani offerti all'ascolto dopo la seconda uscita dal palco, un secondo tempo che ha continuato ad aggiungere elementi scelti e graditi a quello già proposto. Un concerto dove hanno interpretato un ruolo d’onore i successi più noti, ma con ben distribuiti brani che hanno delineato un percorso più ampio, con diversi pezzi tratti da The Human Fear che si sono inseriti naturalmente a fianco del repertorio storico.
Nell’energico finale, la band ha chiuso il suo show in festa tra gli applausi.